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Quante vite rovinate per la pigrizia dei pm

L’intercettazione può distruggere una esistenza. E se fosse accaduto a un signor nessuno? Se le parole attribuite alla persona sbagliata fossero state impiegate per accusare Mario Rossi, la procura si sarebbe prodigata in una attività di controllo così imponente? Sono domande scomode che gettano un’ombra sinistra sulla giustizia.

L’intercettazione che doveva incastrare Tiziano Renzi è stata platealmente travisata, Alfredo Romeo non ha mai detto di aver incontrato il babbo dell’allora premier, a parlare era il suo collaboratore ed ex parlamentare Italo Bocchino.

La procura di Roma non si è limitata a una rilettura degli atti ma ha riascoltato la mole di conversazioni captate dal Noe; scoperte almeno due operazioni manipolatorie, ha messo sotto indagine un ufficiale per falso aggravato. Le intercettazioni, pure quelle non intenzionalmente manipolate, possono cagionare danni enormi, lo sa bene Angelo Massaro, il tarantino che ha trascorso vent’anni in carcere da innocente per una parola fraintesa dagli inquirenti. «Tengo stu muert», aveva detto al telefono alla moglie a una settimana di distanza dall’omicidio. Massaro voleva dire «muers», termine dialettale che si riferiva a un materiale ingombrante agganciato alla vettura, tanto bastò per convincere i magistrati che l’assassino fosse lui. L’intercettazione è un «mezzo di ricerca della prova», non un mezzo di prova, così vorrebbe il codice di procedura penale, le captazioni possono servire da stimolo per le indagini ma quando queste ultime si fondano esclusivamente sull’ascolto sono votate al fallimento.

Perciò certi magistrati criticano la tendenza in voga tra i più giovani di ricorrere a un eccessivo uso di captazioni telefoniche e ambientali: sono le cosiddette «intercettazioni a strascico», si getta la rete per pescare quel che c’è. Ilaria Capua, virologa di fama internazionale infilzata nel ruolo di «trafficante di virus» e poi prosciolta, ha evidenziato che le intercettazioni, sventolate da qualche giornalista come prova regina della sua colpevolezza, contenevano macroscopici errori, i nomi dei virus influenzali sbagliati, il senso delle frasi equivocato.

C’è poi la specialità nostrana dell’intercettazione inventata di sana pianta. Come quella che, secondo il procuratore della Figc Giuseppe Pecoraro, avrebbe potuto aggravare la posizione del presidente della Juve Andrea Agnelli, accusato di essere a conoscenza dei legami mafiosi tra certi rappresentanti del tifo organizzato juventino e la cosca della ndrangheta: pochi giorni fa, lo stesso Pecoraro fa marcia indietro, l’intercettazione non esiste, al più si è trattato di una «interpretazione». Come non ricordare poi quella che aggiunse imbarazzo ai rapporti già tesi tra Silvio Berlusconi e la cancelliera tedesca Angela Merkel a proposito del di lei fondoschiena: l’epiteto irripetibile non è mai stato rintracciato in alcun atto d’indagine. «Lucia Borsellino va fatta fuori come il padre», avrebbe detto il chirurgo amico al governatore della Sicilia Rosario Crocetta: apriti cielo, l’opposizione chiede le dimissioni, sono parole intollerabili ma l’intercettazione non esiste, chiarisce il procuratore capo di Palermo, e i due giornalisti de L’Espresso sono tuttora a giudizio per calunnia e pubblicazione di notizie false.

Annalisa Chirico, presidente Fino a prova contraria, Il Giornale, 12 aprile 2017

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