fino a prova contraria

Terremoto, il nostro no alla caccia alle streghe.

Mi trovo a Londra in questi giorni terremotati. La distanza non attenua il dolore per la morte improvvisa e ingiusta. ‘Imponderable’, è stato il commento di un amico inglese. Amatrice e Accumoli sono nomi che rimbalzano nelle cronache locali, tre cittadini britannici hanno perso la vita sotto le macerie. La regina Elisabetta ha annunciato una donazione alla Croce rossa.

Con il movimento Fino a prova contraria siamo impegnati ad affermare la necessità di un sistema giudiziario efficiente e giusto. Passati i giorni delle lacrime e dello sgomento, desideriamo esprimere il nostro orgoglio nazionale per la straordinaria prova che i corpi dello stato, dalla Protezione civile ai vigili del fuoco, hanno offerto in operazioni di soccorso tempestive e difficili. Siamo stati bravi.

L’Italia sa essere un grande paese.

C’è poi un’altra riflessione che ci sembra utile. La scuola ‘antisismica’ crolla, gli edifici pubblici si sbriciolano su se stessi, le abitazioni private si disintegrano nel giro di pochi secondi. Che la parola prevenzione non abbia mai fatto breccia nella pianificazione italica, è cosa arcinota. S’indagano eventuali falle e responsabilità, com’è giusto che sia perchè, se è vero che a uccidere è il terremoto, è altrettanto vero che l’uomo può e deve difendersi per limitare gli effetti della calamità sismica. Non dobbiamo scordarci però che l’inchiesta non è un rito mediatico collettivo, sebbene la tentazione di renderlo tale sia sempre in agguato. Sfogliando i quotidiani si scoprono le piste d’indagine degli inquirenti, il certificato mancante, il geometra e vicesindaco, le percentuali di sabbia e cemento, l’immancabile spettro corruttivo, i rilievi della Guardia di finanza…s’intervista persino il sindaco per chiedergli se sappia già di essere iscritto nel registro degli indagati.

Prendiamoci una pausa dal processo mediatico, e lasciamo lavorare gli inquirenti tutelando il riserbo e la discrezione che, prima ancora di un dovere, sono una condizione indispensabile per l’efficacia delle indagini. Suggestionare l’opinione pubblica in un verso o in un altro non aiuta.

L’amplificazione mediatica di ipotesi e teoremi, sulla base di indizi parziali e scollegati, porta con sé l’effetto, più o meno voluto, di soffiare sulla (comprensibile) disperazione delle persone che in una notte maledetta hanno perso pezzi della propria vita. È il rispetto che dobbiamo a loro, ai sopravvissuti e alla memoria di chi non c’è più, che impone il dovere della discrezione.  Self-restraint, please.

Rispettiamo il lavoro degli inquirenti senza alimentare la caccia alle streghe che, com’è noto nel paese che ha processato gli scienziati incapaci di prevedere la scossa fatale, non aiuta a individuare il colpevole. Ma, al massimo, il capro espiatorio.

Annalisa Chirico, Presidente di Fino a prova contraria, Il Foglio, 1 settembre 2016

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