Sospetti divenuti condanne. In molti dovranno scusarsi

Se il gip accoglierà la richiesta di archiviazione, toccherà scriverlo a caratteri cubitali: Fausto Brizzi è innocente, le sue accusatrici no.

Qualcuno dovrà domandarsi se esista ristoro da una sofferenza così dilagante. Si può guarire da cotanto dolore? Quale cifra può ripagarti per i guasti del tritacarne mediatico? Reputazione sbrindellata, carriera devastata, intimità spettacolarizzata, affetti violentati. Per la procura di Roma la posizione di Brizzi va archiviata: numerose le accuse, zero i riscontri. Brizzi non è carnefice, è vittima.

Nel paradosso della caccia all’uomo a mezzo stampa e tv, il ribaltamento dei ruoli è inevitabile. Se pure una soltanto delle sedicenti vittime avesse subìto una violenza sessuale, non lo sapremo mai: per i magistrati le prove non ci sono; allo stato dell’arte, e decorso un lasso di tempo così spropositato, sono parole al vento. Sappiamo invece che una violenza flagrante e brutale è stata perpetrata nei confronti di un uomo inchiodato nel ruolo del Weinstein italiano negli stessi mesi in cui spopolava oltreoceano la campagna #MeToo contro l’ex produttore hollywoodiano.

Aspiranti-qualcosa, già emigrate altrove per carenza di successi in patria, sono assurte agli onori della cronaca rilasciando coraggiosissime interviste, in favore di telecamera, in cui raccontavano, senz’ombra di vergogna, di essersi recate spontaneamente nell’appartamento del regista, di aver congedato l’assistente, di aver ricevuto le avance di un uomo evidentemente allupato e di esserne rimaste sconvolte al punto di tornarci pure all’indomani, nel medesimo loft.

Intanto l’intervistatore de Le Iene, che sputtana il regista amico di Matteo Renzi, viene candidato dal M5s alle politiche. Il vendicatore della femminilità violata non convince gli elettori, insomma viene trombato, e il Movimento gli rimedia un incarico alla Regione Lazio. Quando si dice, le coincidenze. Che importa se, nel frattempo, Brizzi si è ammalato, sulle prime la moglie con una figlia piccola l’ha piantato, l’ultimo film è uscito nelle sale senza la benché minima citazione dell’Innominabile. L’artista annientato dalle presunte colpe del maschio che, a giudizio dei pm, è innocente.

Nell’attesa che un giudice si pronunci, non si può ignorare che questa pagina vergognosa chiami in causa il ruolo dell’informazione: noi giornalisti non siamo incolpevoli. La gestione mediatica del caso Brizzi, dove non contano le denunce formali ma i sospetti tramutati in condanne preventive, vale come monito contro la deriva tribale della giustizia, di per sé antidoto alla vendetta. Gli abusi e gli stupri, quelli veri, sono un affare talmente drammatico che non dovrebbero essere mai oggetto di strumentalizzazione. Tantomeno da parte delle donne.

Annalisa Chirico, Il Giornale, 1 Agosto 2018

 

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