Infermiera killer scarcerata

Chi chiederà scusa all’infermiera ‘killer’?

Fino a prova contraria sta con Fausta Bonino. La ‘killer perfetta’ per 21 giorni. 21 giorni in carcere da innocente. Ricorderete che fu arrestata lo scorso 30 marzo all’aeroporto di Pisa, come una delinquente qualsiasi, di ritorno da Parigi dove aveva trascorso qualche giorno con il marito che le è rimasto sempre vicino. Mentre fuori i media strepitavano, giornali e tv insistevano sulla ‘infermiera killer’, con quella foto, sempre la stessa, come a voler evidenziare una figura inquieta e depressa, identikit del perfetto assassino, Fausta Bonino scontava una pena preventiva del tutto ingiusta. Le pillole per curare l’epilessia sono diventate il rimedio a uno stato di depressione all’origine dell’impeto omicida (notoriamente le persone depresse uccidono). Le morti sospette, che la stessa Fausta aveva segnalato ai superiori, avevano un colpevole: Fausta Bonino. La procura chiede l’arresto, il gip lo autorizza. La difesa chiede la scarcerazione, il gip la nega: Fausta deve restare in carcere. Fin quando ieri il Tribunale del riesame cancella ogni accusa con un tratto di penna. Per Fausta non serve neppure la misura, più tenue, degli arresti domiciliari: Fausta deve tornare in libertà. I ‘gravi indizi di colpevolezza’, che il codice richiede per giustificare una misura cautelare, non esistono. Insomma, non ci sono le prove. Così, una donna distrutta dall’improvvisa incarcerazione ritorna alla vita. Il colpevole, se esiste, è a piede libero.

Monica Peccianti, che ha perso il padre nel reparto di rianimazione di Piombino il 2 ottobre del 2014, avrebbe tutto il diritto di urlare contro la persona che per 21 giorni è stata dipinta come l’assassina di 13 pazienti, incluso suo padre. Sarebbe sbagliato ma comprensibile da parte di una persona emotivamente coinvolta. Invece Monica ha usato queste parole che facciamo anche nostre: ‘Credevo che fossero arrivati ad arrestare una persona in quel modo perché avevano in mano delle prove forti’.

Fino a prova contraria, servirebbero delle ‘prove forti’ per arrestare qualcuno. Nei paesi civili, non in Italia. Ora chiedetele scusa.

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