Scafarto contro tutti

“Mi sono rotto di quei pm che ti scaricano tutto addosso”. Indagini, trappole, rapporto con Woodcock. Colloquio con il carabiniere accusato di essere il Manipolatore del caso Consip

Estratto dell’articolo di Annalisa Chirico per Il Foglio

Nel primo giorno di rientro in servizio, Gianpaolo Scafarto incontra il Foglio nella saletta riservata di un caffè romano, a pochi passi dalla Camera dei deputati. Camicia bianca e jeans, zainetto in spalla, l’ex capitano del Noe è un uomo di bell’aspetto, atletico e ruspante.

GIANPAOLO SCAFARTO

‘Prima d’incontrare Sergio De Caprio, facevo nuoto cinque giorni a settimana. Nel 2013 ho cominciato a lavorare con il colonnello, e ho smesso di vivere’. Scafarto, 45enne da Castellamare di Stabia, è assurto agli onori della cronaca nelle vesti, poco encomiabili, di Grande Manipolatore.

Secondo la procura capitolina, Scafarto avrebbe manomesso atti investigativi compiendo ‘orrori di sicuro rilievo penale’ – qualificati invece dal tribunale del Riesame come ‘errori involontari’ – con il deliberato obiettivo di incastrare Tiziano Renzi, padre dell’allora presidente del Consiglio.

Finito sotto indagine per falso materiale e ideologico, depistaggio e rivelazione del segreto d’ufficio, l’ufficiale viene sospeso dal servizio per decisione di un gip, poi riabilitato dalla decisione del Riesame avverso la quale, pochi giorni or sono, la procura di Roma è ricorsa in Cassazione. Per piazzale Clodio, il provvedimento di reintegro ‘si contrappone alle regole del diritto sostanziale e processuale, della logica e del buonsenso’.  Parole pesanti.

TIZIANO RENZI E LAURA BOVOLI

‘I pm di Roma la mettono sul personale, e quando fai così perdi lucidità’, replica il diretto interessato. ‘Ho redatto in diciassette giorni un’informativa delicata che richiedeva almeno due mesi di lavoro. È comprensibile che io abbia potuto commettere qualche errore’.

‘Che ci fossero gravi indizi di colpevolezza a carico di Tiziano Renzi, l’ho messo nero su bianco, e non cambio idea. Il ricorso dei pm romani è carico di livore e rabbia nei miei confronti, per il sol fatto che mi sono permesso di sostenere che Tiziano Renzi, Carlo Russo e pure Luigi Marroni (ex ad Consip, nda) andavano indagati per corruzione e turbata libertà dell’incanto. Se uno analizza i singoli episodi di falso, si rende conto che non ho agito con dolo’.

Scafarto chiede che quel file audio con l’intercettazione gli venga inviato ma di fatto lo ignora perché nel testo finale attribuisce a Romeo le parole di Bocchino, avvalorando la tesi di un presunto incontro tra l’imprenditore casertano e il padre dell’ex premier.  ‘L’ho spiegato nel primo interrogatorio ai pm romani’. Per la verità, quella volta lei si è avvalso della facoltà di non rispondere. ‘È il mio unico vero rimpianto. Ho assecondato la richiesta del mio avvocato, e ho sbagliato. Woodcock mi diceva l’opposto, avrei dovuto seguire il suo consiglio’.

ALFREDO ROMEO

Perché ha cambiato quel nome: Romeo al posto di Bocchino? ‘In quel periodo facevo la spola tra Castellamare e Roma, mi capitava di aprire e chiudere il pc in treno. Dopo la verifica dei miei, sulle prime recepisco la modifica, apporto la variazione di attribuzione della frase, scrivo Bocchino e poi chiudo l’apparecchio.

Nel trasbordo, incidentalmente, il computer si spegne e quando lo riaccendo mi compare sul monitor la schermata per scegliere quale versione aprire.  A quel punto sbaglio, seleziono la meno aggiornata, priva della modifica. Continuo a lavorare sullo stesso file senza accorgermi della svista. Il 7 gennaio trasmetto il file ai ragazzi che per due giorni non fanno altro che leggere l’informativa. Nessuno si accorge dell’errore, neanche Remo Reale. Nessuno’.

ITALO BOCCHINO AL TELEFONO

È difficile dare credito alle sue parole. ‘Per quanto incredibile, è la verità. Il 21 dicembre 2016 Woodcock mi incarica di redigere l’informativa e di depositarla entro e non oltre il 9 gennaio. La procura di Roma va messa a conoscenza dell’intero quadro probatorio, è urgente. Io glielo dico al dottore: non ce la farò mai, dottò, c’è Natale, Santo Stefano, Capodanno…Dovendo far tutto in diciassette giorni, mi fate lascia’ con mia moglie. Lui mi rassicura: non t preoccupare, devi considerarla un’informativa interlocutoria, non definitiva, serve ai colleghi romani per avviare la loro inchiesta.

 Woodcock è stato indagato a Roma per falso e violazione del segreto, poi rapidamente archiviato. Invece lei e il colonnello Alessandro Sessa, all’epoca vicecomandante del reparto, siete tuttora sotto inchiesta per gli stessi reati e depistaggio. ‘Io e Sessa siamo gli sfigati della compagnia. Non sento Woodcock da un anno, è giusto così’.

L’eventuale manipolazione sarebbe stata attribuita a un terzo, esattamente come nello scambio di nome tra Marco Canale e Marco Carrai […] Sono stato io a rilevare l’errore. Se non me ne fossi accorto, avremmo messo sotto intercettazione la persona sbagliata. Si rende conto dei guai che avremmo passato, essendo Carrai una persona vicina a Matteuccio?’.

WOODCOCK

Veniamo al capitolo inventato sul coinvolgimento dei servizi segreti: notate un Suv, fate gli accertamenti, scoprite che il proprietario è un cittadino sudamericano, impiegato dell’Opera pia, tuttavia decidete che sia uno 007 ingaggiato da Palazzo Chigi per depistare le vostre indagini. ‘Sono stato io a verificare immediatamente l’identità di quell’uomo. Il suv, in effetti, somigliava a una macchina tecnica, di quelle che noi usiamo per i pedinamenti’.

Perché lei ha redatto ugualmente quel capitolo? ‘Woodcock mi ha detto espressamente di compilare una sezione apposita, io ho eseguito’. Sentito dai pm romani lo scorso luglio, il pm partenopeo ha definito tale circostanza ‘totalmente falsa’ e ha dichiarato di ritenersi vittima di un ‘inganno’. Insomma il pm l’ha scaricato. ‘Io non mi sposto di un centimetro’.

GIUSEPPE PIGNATONE

La sua tesi, maggiore, è che Roma insabbi per proteggere il fronte politico dell’inchiesta mentre voi da Napoli vi battete, con sprezzo del pericolo, contro i corrotti. ‘Non uso la parola insabbiare, preferisco toni più garbati. Diciamo che sin dal principio non abbiamo condiviso tante scelte, nel modo più assoluto. I fatti parlano da sé’. Anche i ‘fatti alternativi’, se è per questo. Senza l’intervento della procura di Roma i cittadini avrebbero creduto a una fake inchiesta basata su prove false e con effetti politici destabilizzanti o, se vuole, eversivi. ‘Certe vicende ti provano, cambiano la prospettiva di come intendi servire le istituzioni.

‘Io e Sessa siamo stati intercettati e perquisiti, un trattamento che non è toccato né all’ex comandante della legione Toscana Emanuele Saltalamacchia né all’ex comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette. Woodcock non è stato perquisito, lo stesso Marroni, a mio giudizio, andava perquisito e indagato. Alla vigilia dell’arresto di Romeo il primo marzo 2017, ho rappresentato ai pm romani la necessità di eseguire una serie di perquisizioni, non se n’è fatto nulla. Tiziano Renzi e Carlo Russo sono entrambi indagati per traffico di influenze illecite, eppure uno viene perquisito e intercettato, l’altro no’.

CARLO RUSSO

Renzi senior è stato intercettato, gli avete piazzato le cimici pure nel giardino di casa a Rignano. ‘Lo abbiamo intercettato con l’autorizzazione della procura napoletana, Roma invece si è ben guardata. Peraltro, quelle cimici nella villetta non hanno captato alcunché, abbiamo fatto male le installazioni, mancava il segnale…’. Non ho ancora capito se lei sia più maldestro o spregiudicato. ‘Io non sono un bravo investigatore’. Ce ne siamo accorti.

La procura di Pignatone è critica sull’operato dei colleghi napoletani, i presunti ‘errori’ hanno inquinato la genuinità della prova, è un fatto. ‘Perché sono solo i carabinieri del Noe o la Guardia di finanza, nella sezione specializzata della pubblica amministrazione, a condurre indagini così delicate? Perché la polizia si tiene a distanza? Col senno di poi, le dirò che hanno ragione loro, si evitano fastidi e intoppi.  Se non disturbi il potere politico, fai carriera’. Lavorando a stretto contatto con Woodcock e De Caprio, lei ha curato indagini sensibili, da Finmeccanica a Consip, passando per Cpl Concordia. Lei faceva parte del Nucleo operativo ecologico, sezione specializzata in reati ambientali. Perché in questi anni vi siete occupati di appalti e corruzione? ‘E’ un’anomalia, non mi nascondo dietro un dito. Anche se una matrice ambientale la si trova sempre’.

SALTALAMACCHIA

Veniamo ai suoi rapporti con De Caprio, alias capitano Ultimo, punta di diamante del nostro apparato investigativo. Lei è diventato il suo pupillo, ufficiale di collegamento tra il militare che arrestò Totò Riina e il pm Woodcock. ‘Quelli della mia generazione sono cresciuti con il mito di De Caprio. Agli inizi degli anni Novanta ero maresciallo a Palermo, e conoscevo il colonnello solo di nome. Quando nel 2013, appena quarantenne, sono arrivato al reparto tutela ambientale, ero emozionato all’idea di incontrarlo. De Caprio ha atteso due settimane prima di darmi un appuntamento, mi vedeva come l’intruso spedito lì dal generale Gallitelli chissà per quale ragione.

RENZI DEL SETTE

‘Tre anni di lavoro al suo fianco mi sono valsi come venti. Ho imparato un metodo il cui primo comandamento impone la dedizione assoluta nella lotta contro il crimine: briefing quotidiani all’alba (in senso letterale), riservatezza, studio del ‘nemico’, come dice lui. Woodcock l’ho conosciuto successivamente’. Qualcuno accusa De Caprio di aver costituito una cerchia ristretta di ufficiali fedeli soltanto a lui. ‘Il colonnello è una persona carismatica, ha un che di mistico, professa i valori della fratellanza e della lotta contro il male. Ma nel suo approccio non c’è settarismo, prevale piuttosto la logica della condivisione assoluta’.

CAPITANO ULTIMO CON L AQUILA

Tra i file che lei ha trasmesso a capitano Ultimo, già insediato all’Aise, ve n’è uno, spedito a Forte Braschi via email, dal nome ‘Mancini.docx’ che riporta informazioni relative ai rapporti tra un pezzo grosso del Dis, Marco Mancini, e Italo Bocchino. La domanda è: perché? ‘Non lo so. Glielo giuro, non me lo ricordo. Forse devo averglieli consegnati brevi manu nei mesi precedenti, lui se li sarà persi, come spesso gli capitava, e io glieli avrò rimandati. Ma non c’è reato, esiste una consolidata giurisprudenza in merito’. Perché un file su Mancini? ‘All’Aise De Caprio ricopriva un incarico strategico di controllo sull’operato dei militari. Quel file apre uno spaccato sulle modalità operative dei nostri agenti all’estero, si tratta di informazioni trasmesse de relato, per bocca di Bocchino. Non posso dire di più’.

MARCO MANCINI

In base a quanto risulta al Foglio, Del Sette e il capo di stato maggiore Gaetano Maruccia si oppongono al suo trasferimento all’Aise. ‘Ho sempre sognato di approdare ai servizi. Come le dicevo, io non sono bravo nella polizia giudiziaria, mentre sono abbastanza bravo nella raccolta e nell’analisi informativa. L’opposizione dei vertici al mio trasferimento non mi sorprende. All’epoca Maruccia è al corrente delle indagini in corso, e ci ostacola. Ci toglie oltre venti unità e le spedisce all’Aise; poi ci manda in sostituzione una serie di rimpiazzi scarsi in numero e in qualità, persone mai viste prima’.

Dalle indagini curate dai pm romani, emerge che a un certo punto lei mira a mettere sotto intercettazione sia Del Sette che Maruccia. In un messaggio inviato a Sessa il 9 agosto 2016, lei gli confida di ‘pensare continuamente a queste intercettazioni e alla difficoltà di portare avanti questa indagine’; gli rappresenta inoltre che ‘è stato un errore parlare direttamente di tutto con il capo attuale’.  ‘Io l’avevo detto a Sessa: se questi vengono a conoscenza dell’inchiesta, ci fanno passare un brutto quarto d’ora’. È stato profetico? ‘Sfigato, non profetico. De Caprio è allontanato dall’Arma perché si rifiuta di riferire alla scala gerarchica. Woodcock ci mette in guardia: tenete la bocca chiusa perché c’è di mezzo il padre del premier in carica’.

GAETANO MARUCCIA

Secondo lei, chi ha spifferato per primo la notizia dell’inchiesta? ‘Maruccia è un vero carrierista. Io credo che, al rientro dalle ferie, abbia informato subito Del Sette.  Alla fine di settembre Tiziano Renzi sapeva di essere intercettato’.

L’interrogatorio di Marroni, risalente al 20 dicembre 2016, viene squadernato sui giornali a distanza di due giorni. ‘Ricordo bene quella mattina. Io e Woodcock ci incrociamo in stazione, scambiamo qualche parola ma non commentiamo lo scoop del Fatto. Ricordo che il dottore ha un po’ di febbre e nella fretta sale sul treno sbagliato, diretto a Firenze’.  È lei a informare il cronista del Fatto? ‘Se fossi stato io, avrei atteso che il fascicolo passasse prima a Roma e non avrei contattato il giornalista nel medesimo giorno dell’interrogatorio’.

SCIARELLI E WOODCOCK

Woodcock e Federica Sciarelli sono stati indagati per questo episodio, infine archiviati. ‘Credo che un giornalista avveduto sia disposto a pubblicare una notizia così delicata solo se ha un rapporto fiduciario, radicato nel tempo, con la sua fonte. Io quel cronista neanche lo conoscevo’. Sempre lui pubblica la telefonata riservata tra Matteo Renzi e il padre risalente al 2 marzo 2017.  Secondo lei la fonte è romana? ‘Direi di no’. Partenopea? ‘Direi di sì’. Lei, maggiore, ha combinato un gran casino. ‘Gliel’ho detto: non sono un bravo investigatore’. Dopo questa vicenda gli 007 li potrà vedere nei film. ‘Oggi non so più se m’interessa continuare a fare il carabiniere’.

‘Io non mi sono mai innamorato di un procedimento, neanche di quello contro Tiziano Renzi. Mi sono incazzato perché mettiamo un telefono sotto controllo e dopo 24 ore nessuno parla. Mettiamo le ambientali negli uffici di Romeo e dopo due settimane cominciano ad abbassare la voce, iniziano a scrivere pizzini, accendono il televisore, infine comprano il tritacarte. Allora ti fermi e pensi: sorella cara, mi state pigliando per il culo!’.

LUIGI MARRONI

‘Con De Caprio e Woodcock ho seguito indagini ai massimi livelli. Ora non potrei più indagare su uno spaccetto o su un furtarello, mi annoierei a morte. Non mi dispiacerebbe andare via dall’Arma, reinventarmi altrove. Ma non so dove’. Ora che è rientrato in servizio al reparto comando della legione Campania, avrà più tempo libero rispetto alle full immersion con capitano Ultimo. ‘In effetti, sì. Tornerò a frequentare la palestra, andrò dal barbiere tutti i giorni. Per il resto, tiro avanti come posso. Mi dedico al giardinaggio, mi diletto in cucina, sono diventato sommelier’. Lei ha quattro figli a cui badare. ‘Il più grande ha ventitré anni, il più piccolo ne ha soltanto uno. Non è stato facile spiegare loro quel che è accaduto. In una parola, arranco. Il maggiore guadagnava da cameriere a San Francisco 4500 dollari al mese, vitto e alloggio inclusi. Ha mollato e si è voluto arruolare nell’esercito da soldato semplice, dice che vuole restare in Italia. Per fortuna porta il cognome della madre, così sta a posto’.

Annalisa Chirico, Il Foglio, 18 Aprile 2018

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