Sanzioni ai magistrati, i numeri degli ultimi due anni

Nel nostro sistema giudiziario, il giudice che sbaglia non paga. O per lo meno, non direttamente: per gli errori giudiziari non esiste infatti una responsabilità civile diretta del magistrato, che è invece sottoposto alle valutazioni della Sezione Disciplinare del Csm.
Ma come funziona questa branca dell’organo di autogoverno della magistratura? Quante e quali sanzioni infligge ai giudici che sbagliano?

La Sezione disciplinare del CSM, il Consiglio superiore della magistratura, ha un’importanza cruciale per la carriera del magistrato: con un semplice trasferimento d’ufficio, infatti, può influire pesantemente sul percorso di una toga. Ma naturalmente il suo compito principale consiste nell’individuare ed eventualmente sanzionare gli illeciti disciplinari. Che cosa sono? Quelli che si verificano ogni volta che il magistrato “manchi ai suoi doveri, o tenga, in ufficio o fuori, una condotta tale che lo renda immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere, o che comprometta il prestigio dell’ordine giudiziario».

Una volta accertato l’illecito disciplinare, viene comminata una sanzione. Le condanne variano in funzione della gravità del fatto accertato: la più lieve è l’ammonimento, che consiste nel semplice richiamo all’osservanza dei doveri del magistrato; un gradino più su è la censura, una formale dichiarazione di biasimo. Più severa è invece la perdita dell’anzianità professionale (che non può comunque essere superiore ai due anni). Ancora più grave l’incapacità temporanea a esercitare un incarico direttivo o semidirettivo. Poi ancora la sospensione dalle funzioni, cioè un allontanamento con relativo congelamento dello stipendio e collocamento fuori organico. E infine la più grave di tutte: la rimozione dal servizio. Il trasferimento d’ufficio è una sanzione accessoria.

Secondo quanto risulta al quotidiano “Il Dubbio”, in più di due anni (dal 25 settembre 2014 al 30 novembre 2016) sono stati definiti 346 procedimenti. Di questi, 121 si sono risolti in condanne nei confronti di magistrati, con 113 assoluzioni, 15 sentenze di “non doversi procedere” e 124 ordinanze di “non luogo a procedere”.

La stragrande maggioranza delle sentenze di condanna si sono risolte con le sanzioni meno dure: 90 censure e 11 ammonimenti. I provvedimenti più seri hanno riguardato infatti soltanto 20 magistrati: 10 puniti con la perdita di anzianità (due dei quali anche trasferiti d’ufficio), 7 rimossi, uno trasferito d’ufficio senza altre sanzioni, uno sospeso dalle funzioni e senza stipendio, un altro sospeso e messo fuori organico.

Ma in concreto, quali sono i motivi per cui vengono sanzionati i magistrati italiani? Anzitutto, per il ritardo nel deposito delle sentenze: quasi il 40% dei provvedimenti riguarda infatti negligenze reiterate, gravi e ingiustificate. Il 23% per ritardata scarcerazione. Quasi il 10% è stato sanzionato per illeciti conseguenti a reato. Il 6,6% per comportamenti nei confronti delle parti. Il 4% perché i provvedimenti adottati dai giudici erano privi di motivazione.

 

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