Fino a prova contraria

Roma, nasce Fino a prova contraria per una giustizia giusta ed efficiente

I pm italiani sono avvisati. Il movimento appena nato si chiama «Fino a prova contraria», la presidente Annalisa Chirico, giornalista de Il Foglio, spiega alla platea che si tratta di un movimento di cittadini «per una giustizia giusta ed efficiente». Ma nella Sala Angiolillo di Palazzo Wedekind, in piazza Colonna, a Roma, è davvero difficile trovare tra i presenti dei cittadini comuni. Ci sono parlamentari del Pd (Ermini, Donati, Bonifazi) e di Forza Italia (Prestigiacomo), avvocati, membri del Csm (Casellati), ex presidenti e ministri della Repubblica(Giuliano Amato, Paola Severino). Il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, si collega via Skype per un saluto. C’è anche il presidente dell’Inps Tito Boeri. E poi l’ambasciatore americano a Roma, John R. Phillips, che lancia l’allarme («gli investitori americani in Italia si bloccano perché il vostro sistema legale è ancora inaffidabile e lento») ma si dice pronto a mettersi a disposizione per migliorare le cose grazie al suo know how di avvocato ed elogia comunque l’Italia e il governo Renzi perché «si sta muovendo nella direzione giusta» sulla strada delle riforme.

Giustizia mediatica, giustizia lumaca, giustizia ingiusta
Tra gli ospiti della manifestazione, non a caso, c’è l’infermiera di Piombino, Fausta Bonino, la presunta infermiera-killer, per 21 giorni in carcere quest’anno con l’accusa tremenda di aver ucciso 13 pazienti in corsia, ma poi scarcerata dal Tribunale del Riesame di Firenze che ha giudicato l’indagine della procura di Livorno «priva di indizi gravi, precisi e concordanti». «Penso che quei pm che in Italia oggi ti sbattono in galera senza prove abbiano troppo potere – racconta ancora provata la Bonino, attesa comunque a settembre dalla Cassazione che dovrà pronunciarsi sul ricorso dell’accusa – E a chi si dovesse trovare in una situazione come la mia, in galera da innocente, direi una cosa soltanto: che deve avere i soldi, perché senza non si va avanti. Io fossi stata una poveraccia molto probabilmente sarei marcita in carcere, visto che non avrei potuto consultare i periti che sono stati fondamentali. Per questo ho voluto aderire all’iniziativa di Annalisa Chirico. Mi auguro davvero che questo movimento possa cambiare le cose». In platea è seduto anche Giuseppe Ambrosio, ex grand commis dello Stato,che si fece 4 mesi di carcere ingiusto, tra dicembre 2012 e aprile 2013, a Regina Coeli per l’inchiesta «Centurione» e adesso infatti sta scrivendo un libro dal titolo sarcastico: «Queen Heaven Resort»… Ambrosio, ex capo di gabinetto dei ministri Zaia e Galan alle Politiche agricole, arrestato con le accuse di corruzione, appropriazione indebita e turbativa d’asta, dopo 3 anni e 4 mesi d’inferno è stato assolto ad aprile scorso dal Tribunale di Roma «perché il fatto non sussiste». Vita e carriera distrutte. «L’importante – dice – è stare qui almeno a poterlo raccontare». Come l’ex ministro Calogero Mannino, anche lui alla «prima» di «Fino a prova contraria»: arrestato nel ‘95 dalla Procura di Palermo con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, viene assolto definitivamente nel 2010 dalla Cassazione. Coinvolto nel 2012 anche nell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, è stato assolto l’anno scorso dal gup. «La crisi della giustizia – chiosa amaro – è la crisi del processo, causata dal palese disequilibrio tra accusa e difesa. Ma io ho fiducia nella giustizia, perché ammiro quei magistrati che ancora sanno assolvere».

Fabrizio Caccia, Corriere della Sera, 20 luglio 2016

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