Roberti: la radicalizzazione via web riguarda immigrati regolari e non. Il procuratore europeo si scontra con stati sovrani, come ai tempi di Falcone

“Dei 18mila detenuti stranieri nelle carceri italiane circa 10mila sono di fede islamica, e di questi 370 sono soggetti a rischio radicalizzazione”, lo ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti nel corso del convegno organizzato all’Università Federico II alla presenza del Rettore Gaetano Manfredi e del Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Lucio De Giovanni.

“Immigrazione e legalità: il connubio possibile” è il titolo del convegno organizzato da “Fino a prova contraria”, che ha visto protagonisti il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, il capo gabinetto staff del Viminale Maurizio Falco e il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore moderati dalla giornalista Annalisa Chirico, presidente di “Fino a prova contraria”, movimento per una giustizia giusta ed efficiente tenuto a battesimo un anno fa a Villa Taverna dall’ambasciatore John R. Phillips e dall’ex Guardasigilli Paola Severino.

“Contro il terrorismo internazionale serve un maggiore coordinamento europeo. Il progetto del procuratore europeo è osteggiato dagli stati sovrani, che difficilmente accettano l’idea che un procuratore straniero eserciti l’azione penale sul loro territorio – ha proseguito Roberti – Già nel 1990 con Giovanni Falcone andammo in Germania per chiedere collaborazione ai tedeschi che negavano il radicamento della mafia sul loro territorio. Bisogna superare la visione puramente nazionale di fenomeni per loro natura transnazionali”. Quanto al rischio di infiltrazioni terroristiche lungo le rotte migratorie, Roberti ha dichiarato: “non c’è una evidenza consistente in merito ma non si può escluderlo. Abbiamo invece prova di una forte tendenza alla radicalizzazione sul web per immigrati sia regolari che irregolari”.

Sul tema del rischio di radicalizzazione nelle carceri, il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore ha sottolineato che “non si può parlare di invasione islamista nelle prigioni: sono soltanto 370 i soggetti a rischio e con livelli diversi di attenzionamento: oggi un soggetto si radicalizza o attraverso il web o nelle carceri con la contaminazione con soggetti già radicalizzati. Piuttosto è importante mettere mano a progetti concreti di integrazione. Non è vero che i terroristi viaggiano sui barconi”.

Roberti e Migliore hanno entrambi difeso la previsione del decreto Minniti che abolisce l’appello per i ricorsi dei migranti. “Risponde a esigenze di speditezza e s’inserisce in un trend europeo”, ha affermato il procuratore nazionale antimafia. 
Ha introdotto il convegno Piero De Luca-Referendario presso la Corte di Giustizia Europea-“Il reato di immigrazione clandestina va abolito, perché ostacola il lavoro dei magistrati: Da un lato, perché prevede solo una multa pecuniaria e, dall’altro, perché ostacola il lavoro concreto dei magistrati contro i trafficanti e le reti di terroristi, non consentendo ai migranti stessi di testimoniarvi contro. Serve poi poi assicurare una integrazione reale dei rifugiati, che si fondi però sul pieno rispetto delle nostre leggi e della nostra costituzione”.

“A livello europeo, invece, è indispensabile creare una Procura europea antiterrorismo e rafforzare una gestione solidale del fenomeno migratorio modificando anzitutto il sistema di Dublino
Conclude il convegno la giornalista Annalisa Chirico, presidente del movimento “Fino a prova contraria” per la prima volta a Napoli con il suo movimento “abbiamo scelto Napoli, storico crocevia di flussi migratorie e, con molti altri amici – continua la Chirico – abbiamo voluto ospitare un dibattito su un tema cruciale, che va affrontato con pragmatismo, per il suo riscontro sociale. Quando prevale l’ideologia, si forniscono argomenti al fronte populista che invoca la chiusura delle frontiere. La retorica umanitarista non risolve i problemi ma acuisce i conflitti. Per questo il decreto Minniti è un passo nella giusta direzione”.

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