Post Brexit, le chance di Milano? «Ci frena il sistema giudiziario»

La lotta tra le città europee per sostituirsi a Londra. Guido Rosa, presidente dell’Aibe (associazione banche estere in Italia): «Sotto la Madonnina clima ideale. Però…»

Le stime circolate parlano di qualcosa tra il 20 e il 30 per cento delle risorse da spostare dalla capitale inglese. Dove andare se Londra perderà lo status di Paese europeo? Molti guardano all’Irlanda. Altri alla Germania. Qualcuno alla Francia, anche se di Parigi negli ambienti finanziari qui a Londra pochi hanno fiducia. Meglio della Francia, si sostiene, è l’Italia. E Milano qualche carta da giocarsi ce l’ha, anche se il sistema Paese non aiuta. Anzi, la frena, a partire dall’elemento più critico per uno straniero: il sistema giudiziario.
«Dipende da che cosa si vuole delocalizzare», dice Guido Rosa.

Da anni Rosa presiede l’Aibe, l’associazione tra le banche estere in Italia e conosce bene i ragionamenti che da mesi si stanno facendo ai piani alti degli istituti stranieri. «Un conto — spiega — sono le banche inglesi, un altro le banche internazionali che attraverso la sede di Londra riescono a ottenere lo status comunitario. Penso, per esempio, agli istituti giapponesi o cinesi che non hanno una filiale diretta in Italia, ma sono in Italia in quanto filiale della filiale di Londra. Con Brexit, soprattutto con una Brexit dura, questo sistema non sarà più possibile e si dovrà andare in un altro Paese».

Appunto, quale? E quante possibilità ha Milano?
«Milano non solo è una grande piazza finanziaria ma è anche una città attraente per gli stranieri. Dal momento che stiamo parlando di spostamenti di migliaia di persone, con le loro famiglie, Milano sarebbe una città ideale perché è molto vivibile. Soffre, però, dei problemi di funzionamento generale che non sono un invito a venire nel nostro Paese: la burocrazia, la tassazione, la giustizia. In caso di delocalizzazione il foro competente per tutte le questioni giuridiche sarebbe in Italia e nessuno vuole venire a chiedere giustizia in Italia. Un discorso diverso potrebbe valere per l’Eba (European Banking Authority) che potrebbe a sua volta essere spostata».

Ma è Francoforte che a Londra va per la maggiore.
«Certamente la Germania è una opzione interessante. Ma a Francoforte c’è già la banca centrale europea che “occupa” la città, c’è un problema di disponibilità, si tratta non solo di delocalizzare l’organizzazione ma migliaia di persone».

Ma le banche internazionali se ne andranno davvero?
«È evidente che delle conseguenze certe ci saranno. Londra si è messa in bel pasticcio».

Maria Silvia Sacchi, Corriere della Sera, 24 ottobre 2016

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