Il parmigiano e la certezza della pena

In Italia è più rischioso rubare una gallina che svaligiare una banca.
Succede che la scorsa estate a Mondello, bel mare palermitano, un signore 45enne esca dal supermercato nascondendo sotto la maglia un pezzo di formaggio parmigiano. Lui nega di aver rubato e spiega di aver raggiunto all’esterno la convivente lasciando il figlio alla cassa.

La versione non convince il gup che lo condanna a un anno e quattro mesi di carcere, più una multa di quattrocento euro. L’uomo, con precedenti penali, ha beneficiato della riduzione di un terzo per il rito abbreviato, il giudice gli ha concesso qualche attenuante ma non la sospensione condizionale, perciò il ladro di formaggio dovrà scontare la pena. Nelle motivazioni il giudice ha specificato che, oltre al furto, l’uomo aveva reagito in modo violento sferrando una gomitata alla commessa.
Ora, non si dovrebbe rubare mai, è reato nonché peccato, lo vieta espressamente il settimo comandamento che, come ebbe a dire una volta Roberto Benigni, fu ‘creato apposta per gli italiani’, perciò la vicenda sicula ci conferma in una certezza, dura lex sed lex. Il giudice siciliano ha optato per un’impostazione rigorista, scelta di per sé condivisibile purché improntata a un principio di universalità.

In Italia troppo spesso abbiamo l’impressione che esista una giustizia di serie A, intransigente e implacabile, financo draconiana, per i poveri cristi; e una di serie B, molle e indulgente, per i cosiddetti ‘colletti bianchi’. I primi pagano il dovuto, talvolta un po’ di più. I secondi sovente la fanno franca. Non è demagogia, è fare i conti con la realtà.

Secondo un rapporto 2014 del Consiglio d’Europa, in Italia solo lo 0,6 percento dei detenuti sconta una pena per reati economici e finanziari, un decimo della media europea che si attesta attorno al 5,9. Si tratta di 230 reclusi nelle prigioni italiane per reati come bancarotta fraudolenta, insider trading, aggiotaggio, truffa fiscale. Roba da milioni di euro, non il prezzo di una mozzarella.

In Germania i ‘colletti bianchi’ condannati per aver violato leggi fiscali o finanziarie sono 7.986. Se consideriamo il rapporto tra questa categoria di detenuti e quelli condannati per reati legati alla droga – il che, sia detto, ci sembra più grave del furto di una caciotta -, il raffronto non è meno sorprendente: da noi è in carcere un ‘colletto bianco’ ogni sessantacinque spacciatori, in Irlanda ce n’è uno ogni ventitré, in Spagna uno ogni nove, in Inghilterra uno ogni sette, in Danimarca uno ogni sei, in Olanda e in Svezia uno ogni quattro. Sarà una variabile geografica, chissà, ma la certezza della pena andrebbe garantita sempre, non solo per il pecorino violato.


Annalisa Chirico, presidente Fino a prova contraria, Il Foglio, 22 giugno 2017

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