Par condicio nell’informazione

Nei giorni scorsi sono stati assolti perché il fatto non sussiste due personalità rilevanti nella vita politica italiana: Guido Bertolaso, ex Direttore della Protezione civile, ai tempi del governo Berlusconi e Guido Podestà, ex Presidente della Provincia di Milano, a maggioranza di centro destra. I titoli di testa, i commenti continui e spesso feroci dei media, hanno tratteggiato questi due involontari protagonisti,  in furfanti comuni. Oggi, dopo anni, la loro riabilitazione avviene quando entrambi sono praticamente fuori gioco.

Ancora una volta i danni incalcolabili della mala giustizia, hanno colpito soltanto gli accusati e hanno completamente risparmiato gli accusatori. I responsabili di queste tragedie umane e professionali ci sono praticamente  ignoti: non ne conosciamo i nomi, non ne conosciamo i cognomi.

Le rare volte in cui questo avviene, lo è comunque in sordina, quasi sottotraccia.

Come sempre fondamentale è il ruolo dell’informazione. È giusto informare, è sacrilego demonizzare, è disonesto ignorare chi ha commesso devastanti errori, ammesso che sempre di errori si tratti. Sembra quasi che ci sia una specie di omertà, se non forse di sacro timore da parte dei media, per non disturbare mai il manovratore. Per anni abbiamo sentito parlare di giusto processo, nel senso di un equilibrio tra i poteri e le prerogative di chi accusa, con quelle di chi si difende.

Mai si è sentito parlare di giusta informazione, nel senso di una parità tra le notizie che riguardano incriminazioni e processi, con quelle che riguardano assoluzioni e scagionamenti. Ci dovrebbe essere una legge della “par condicio” anche per l’informazione giudiziaria, che garantisca obiettività ed uguaglianza di trattamento a tutti.

Lo stato di diritto va difeso anche così, assicurando sempre  uguaglianza e responsabilità.

Pierfranco Faletti 

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