Magistratura e declino economico dell’Italia

Magistratura e declino economico dell’Italia

L’impresa Ing. Giuseppe Lodigiani, dagli anni venti, alla metà degli anni novanta del XX secolo, ha dominato i mercati internazionali delle costruzioni. Era uno dei tanti gioielli di quel settore imprenditoriale italiano, il made in Italy di quel tempo, prima della moda, prima del design, che tutto il mondo ci invidiava. Lodigiani aveva costruito tra l’altro la diga di Kariba sul fiume Zambesi, un’opera gigantesca e di alta tecnologia. Aveva smontato e rimontato il complesso monumentale dei templi di Abu Simbel in Egitto, per evitare che fossero sepolti dalle acque della diga di Assuan. Aveva poi costruito decine di dighe sulle Alpi, strade e autostrade in tutta Italia e in tutto il mondo, fatturando settemila miliardi di lire all’anno, con l’impiego di migliaia di dipendenti. 63 inchieste giudiziarie iniziate nei primi anni novanta e conclusesi tutte con l’archiviazione e con l’assoluzione in tribunale, hanno caratterizzato questa tragica vicenda. L’impresa, privata dei fidi bancari, sfiancata dalla morosità dei clienti, con i mezzi di produzione e i conti corrente spesso sotto sequestro, ha dovuto cedere le armi. Oggi non esiste più. Molti  analoghi casi possono essere ricordati, ma molto meno vivo è il ricordo delle premesse da cui situazioni come queste sono derivate.

Il sessantotto ha messo in crisi principi  e valori che avevano reso possibile l’eroica ricostruzione italiana del dopoguerra: meritocrazia, responsabilità, autorità, insindacabilità dello stato di diritto.
Gli insegnamenti di Herbert Marcuse, il filosofo americano padre della “teoria critica”, avevano fatto breccia nell’Università di sociologia di Trento, culla della contestazione giovanile e da lì erano dilagati in tutto il paese.
Nel mirino c’era il capitalismo e la società liberaldemocratica, considerata l’incubatrice del capitalismo stesso.
Nelle scuole, nelle Università, nel mondo della cultura, della politica e dei media, l’onda anticapitalista ha avuto effetti importanti, che durano ancora oggi.
Anche la magistratura ha accolto al suo interno uomini e idee che provenivano da quelle esperienze, caratterizzandone a volte l’azione, sempre insindacabile.
Il capitalismo è stato visto spesso con sospetto, se non con ostilità e con particolare attenzione e impegno sono stati perseguiti coloro che lo rappresentavano. E’ così che l’Italia, unico paese nella storia del mondo, nel breve periodo di 20 anni,  ha visto mettere ripetutamente sul banco degli imputati ben cinque presidenti del consiglio, Goria, Forlani, Andreotti, Craxi, Berlusconi e due Presidenti della Repubblica, Leone e Cossiga, tutti esponenti liberaldemocratici, imputati di reati che vanno dall’omicidio, all’evasione fiscale, alla corruzione, al riciclaggio. Le vicende degli ultimi anni stanno evidenziando che la verità si è dimostrata   diversa da come ci era stata rappresentata.

Nei 2 principali gruppi imprenditoriali di quel periodo, è poi accaduto qualcosa di assolutamente eccezionale nella storia del mondo.
Nel giro di pochi giorni, colpiti dalle inchieste, i 2 massimi responsabili  di Eni e Montedison, Cagliari e Gardini, si sono suicidati.
E così la scure di mani pulite e non solo quella, ha portato alla chiusura di tante piccole e medie imprese in alcuni settori un tempo  protagonisti del nostro lavoro all’estero, quali le imprese di costruzione, le imprese impiantistiche, chimiche e farmaceutiche.
E che dire dei casi più recenti di Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb e dell’ILVA di Taranto, la maggiore acciaieria europea, ora in fase di svendita?
Qual è il messaggio di tutto questo?
Se è imperativo colpire i colpevoli, non è legittimo, annientare soprattutto durante la  fase mediatico/istruttoria, persone innocenti con lunghe e reiterate carcerazioni preventive, che minano senza ragione la stabilità stessa delle aziende che dirigono.
“Il capitalismo uguale corruzione” si è dimostrata una formula debole e antistorica.
Dire pertanto che gli atti dei tribunali di questi ultimi anni siano la causa del declino economico italiano, sarebbe falso ed illogico, ma sostenere che la Magistratura è esente da ogni responsabilità, sarebbe altrettanto offensivo della verità.
Diceva George Washington: “ the admistration of justice is the firmest pillar of government”, l’amministrazione della giustizia è il più sicuro pilastro del governo.
Noi vorremmo che lo fosse anche in Italia.

Pierfranco Faletti www.pierfrancofaletti.com

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