L’intervento di Paola Severino alla LUISS per celebrare i 70 anni della Costituzione italiana


Costituzione italiana e dinamiche istituzionali

Evento promosso dalla LUISS School of Government e dalla LUISS School ofLaw per celebrare i 70 anni della Costituzione italiana

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LUISS, Giovedì 18 ottobre 2018

Sala delle Colonne

Saluti Introduttivi – Prof.ssa Paola Severino

Sig. Presidente della Corte Costituzionale,
Illustri Autorità e cari colleghi, buongiorno.
È davvero un grande onore poter rivolgere a Voi tutti il benvenuto e i saluti dell’Ateneoper questo evento celebrativo dei 70 anni della nostra Carta Costituzionale. Un incontro che la School of Government e la School of Law della LUISS hanno voluto e promosso con grande entusiasmo e che vede oggi la partecipazione di autorevoli esponenti del mondo accademico e istituzionale del Paese. Ma vorrei ringraziare tutti i colleghi che hanno così fortemente auspicato prima e realizzato poi insieme a me questo convegno, volto a sottolineare, di nuovo, quanto la nostra Università sia vicina al mondo delle grandi istituzioni del nostro Paese.
L’evento vuole essere l’occasione per un confronto “attivo” e concreto – anche grazie alla felice formula (back to back) pensata per i Vari Panel – su alcuni dei temi più importanti che emergono scorrendo le bellissime pagine della nostra Costituzione, “una giovane settantenne” che ci ha accompagnato in un percorso complesso ed articolato: dal sistema dei partiti, alle politiche pubbliche e ai diritti economici, sino all’inquadramento nell’ordinamento europeo.
Ognuno di questi (complessi) topic richiederebbe, come ovvio, un incontro dedicato, ma, sono sicura, emergerà la nota caratteristica che li lega e che, di certo, unisce indissolubilmente ed illumina ogni angolo della Costituzione italiana: la sua modernità.

Non potremo mai essere abbastanza grati ai nostri padri Costituenti per aver costruito una Carta fondamentale che disegna con chiarezza l’assetto istituzionale dellaRepubblica e delinea, in modo altrettanto apprezzabile, i valori fondamentali attorno ai quali si è fondata (e, fortunatamente, tuttora si fonda) la comunità nazionale.

E quanto sforzo è stato fatto per trovare una sintesi ideologica che consentisse a tutti di riconoscersi in questo testo, in un’epoca in cui le contrapposizioni sociali eranopersino più forti di quelle che pure oggi ci troviamo ad affrontare su un terreno che supera, ormai, i confini nazionali, per aprirsi a quelli europei – ma su tale aspetto tornerò nelle conclusioni di questi rapidi spunti introduttivi.

Una Costituzione, insomma, che difende le grandi conquiste politiche e sociali del passato, ma sa guardare con grande efficacia al futuro, avendoci lasciato in eredità la possibilità di offrire riscontro a nuove istanze di tutela e nuovi diritti certamente inimmaginabili 70 anni fa.

Sono consapevole che è persino superfluo richiamare questi concetti di fronte a un uditorio così autorevole, ma si tratta di alcuni rapidi cenni funzionali a introdurrel’aspetto su cui vorrei (pur sinteticamente) concentrarmi, legato all’importanza che harappresentato per le nostre Corti, e soprattutto per la Consulta, l’aver a disposizionequesto strumento così flessibile e moderno nel dialogo con le Corti europee dei diritti. Il tema è, come noto, da tempo al centro del dibattito – per rimanere al solo diritto penale, sono (persino eccessivamente) note le questioni legate alle sentenze Scoppola, Contrada e Taricco – ma è doveroso sottolineare come si tratti di percorsi giudiziari emblematici dell’importanza che oggi riveste la necessità di “leggere” i nostri principicostituzionali in chiave europea e convenzionale.

E credo, in particolare, che proprio queste vicende dimostrino come non si tratti di una operazione interpretativa che opera, per così dire, soltanto one way – cioè per riadattare e modellare il nostro ordinamento, e certe nostre convinzioni forse tipiche di un ordinamento di civil law, agli obblighi comunitari e internazionali – ma anche, e in modo senza dubbio apprezzabile, nella direzione di una doverosa difesa degli intangibili principi fondamentali (i cosiddetti “contro-limiti”) del nostro ordinamento interno. Mi sono spesso trovata ad affrontare il tema del confronto tra civil law e common law e non sarebbe certamente esaustiva la ricerca di un primato di uno dei duesistemi sull’altro. Credo però di poter dire che un sistema di civil law capace di confrontarsi con i temi nascenti dalla evoluzione socio-culturale di un Paese, e di continuare a rispecchiarsi nei principi fondamentali di una Carta così ben strutturata da proiettarsi nel futuro e nel confronto internazionale, possa rappresentare un motivo divero orgoglio per l’Italia. Ed è proprio per questo che siamo qui a celebrare questa giovane, grande settantenne, che ha accompagnato la nostra crescita e ci accompagna ancora nei momenti più difficili del contesto europeo.

Un percorso, chiaramente, per nulla agevole, specie se teniamo conto della grande difficoltà di cercare (e trovare) linguaggi comuni a fronte di tradizioni e culture giuridiche multiformi e a volte anche radicalmente diverse.
Una nota ricorrente delle vicende giurisdizionali che ho citato, invero, è a mio avviso legata, specie in campo penale, alla continua sovrapposizione tra i nostri argomentisempre tesi a valorizzare l’importanza del dato positivo, e quelli delle Corti europee, il cui approccio è improntato a una logica che tende a privilegiare l’essenza delle questioni per ampliare l’ambito di tutela anche al di là di ogni etichetta normativa. Ma, a ben vedere, la logica del dialogo – a volte anche aspro – e non dello scontro giurisdizionale ha garantito una efficace tutela dei diritti a livello interno ed europeo, e ciò mediante la ricerca, se vogliamo, di punti di intersezione ermeneutici e valoriali tra opposte visioni del diritto, e dei rapporti tra ordinamenti, nel sistema giuridico multilivello.

Per dirla in altri termini, potremmo quasi affermare di aver a volte visto, da un lato, le nostri Corti interne ragionare di diritto come fossero le Corti europee – si vedano, in campo penale, le recenti pronunce in cui le supreme giurisdizioni hanno mostrato una rinnovata sensibilità nel delineare, in chiave sostanziale, la nozione di materia penale, ispirandosi alla Corte EDU; dall’altro lato, abbiamo visto le Corti europee riconoscere le ragioni nazionali delle Corti interne nella tutela dei diritti fondamentali della persona. La nota vicenda Taricco, in questo, rappresenta un po’ il rendez-vous di tali tendenze.

Per rendere possibile questo incrocio interpretativo, ha rivestito enorme importanza la creazione di un nucleo comune di tutela dei diritti fondamentali – avuto riguardo alle tradizioni costituzionali comuni degli Stati europei, alla CEDU e alla Carta di Nizza –in larga parte coincidente a livello interno e sovranazionale.

Oggi, insomma, come da più parti evidenziato, le tutele interna e esterna dei diritti coincidono.
E coincidono al punto che ormai si rileva come il problema (del presente e del futuro) non sia più tanto quello di offrire protezione alle varie istanze della collettività, ma quello di individuare, anche grazie al fondamentale apporto della giurisprudenza delle Corti, i coordinamenti sistematici tra i vari rimedi esistenti.

Questi, infatti, ormai incrociano di frequente le loro sorti, determinando la necessità di offrire un chiarimento operativo a coloro che vogliano reclamare la protezione giurisdizionale dei loro diritti.
È chiaro che, oltre al tema del coordinamento dei rimedi giurisdizionali, ancora molti sono i passi da compiere per far sì che i cittadini europei possano finalmente riconoscersi nelle Carte europee dei diritti fondamentali nello stesso modo in cui, io credo, gli italiani oggi si riconoscono nella Costituzione repubblicana.

La perdita di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni (specie europee) è del resto un dato innegabile dei nostri tempi.
Non possiamo in effetti nasconderci – lo rilevano in molti – come i recenti sentimenti antieuropeisti che si diffondono in quasi tutti gli Stati dell’Unione Europea traggano origine anche dal deficit di legittimazione democratica che ha per molti versi caratterizzato l’UE, specie dal fallimento del progetto costituzionale europeo.

Lo sforzo dovrà essere allora quello di creare una comunità dei popoli europei che si riconosca in questi principi e valori fondamentali, in modo da proteggere questo assetto istituzionale di tutela dei diritti della persona, che oggi vede consolidare sempre più il proprio ruolo centrale grazie all’operato delle Corti internazionali ed interne.

Un percorso senza dubbio non agevole, e ricco di ostacoli, ma che abbiamo il dovere di affrontare se vogliamo conservare queste grandi conquiste politiche e sociali. E allora, buon compleanno alla nostra giovane settantenne e cento di questi giorni perché abbiamo e avremo ancora molto bisogno di ispirarci ad una Costituzione che ha saputo selezionare e tutelare il nucleo dei diritti che caratterizzano la nostra civiltà giuridica.

Vi ringrazio davvero.

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