Schermata 2017-03-19 alle 10.28.20

LETTERA DI UN PADRE DISTRUTTO

«Sono un ragazzo romagnolo di 33 anni, un “papà separato” con due figlie che sulla propria pelle ha vissuto situazioni di lesione dei diritti paterni e dei diritti dei minori. 

La mia storia parte nel 2013 quando, dopo la decisione della mia ex moglie di separarsi, mi viene notificata dai Carabinieri una denuncia querela per maltrattamenti in famiglia. Non sapevo neanche cosa potesse essere, ed io che ho sempre rispettato la mia famiglia, non potevo davvero credere che proprio a me stesse succedendo questo. 

Da quel momento, inizia il mio calvario.

Le denunce nei miei confronti continuano e vengono archiviate dal PM in tempi record, ma non è finita. Queste denunce sono la base ed il piano per ottenere l’affido esclusivo delle figlie, una richiesta di addebito della causa e per ottenere più soldi possibili in fase di separazione.

Di li a poco arrivano altre denunce: stalking, sospetto abuso sulle figlie, abuso dei mezzi di correzione e di nuovo maltrattamenti in famiglia. Ovviamente denunce false, ma che in quel momento hanno fatto scattare dal locale servizio sociale un regime di protezione delle mie figlie nei confronti del padre. Il che sarebbe legittimo, se solo si fosse in presenza di dati oggettivi. Non di certificati medici che nulla accertano. Non di provvedimenti di archiviazione delle denunce presentate.

Risultato: le mie figlie vengono messe in una comunità protetta lontane ed al sicuro da suo padre.

Ricordo come ieri la fredda ed insensibile telefonata del servizio sociale. Ricordo di aver pianto, ricordo di esser stato talmente male da avere il vomito.

Da quel giorno, non ho visto le mie bambine per due mesi, per poi passare a “spazio neutro”. Una struttura nella mia città che serve a far riavvicinare i genitori ai figli, o viceversa.

Sembrava la stanza di un asilo, con la differenza che c’era una telecamera, una parete a vetro specchiato ed un’operatrice che sorveglia a vista. Per quasi due anni io ho visto le mie figlie una sola ora a settimana in ambiente protetto, e loro hanno passato 10 mesi in casa famiglia. Dopo svariati mesi, finalmente liberato da tutte le accuse, si avvia un difficile percorso di riavvicinamento fatto di psicologi, operatori, assistenti sociali e CTU che dura anni.

Le mie bambine sono intanto cresciute, hanno preso abitudini diverse e sono state alienate dalla madre. Perdono gradualmente ed involontariamente il riferimento della figura paterna: sanno di avere un padre, ma per loro la persona di riferimento è la madre. Anche l’aspetto educativo, grande responsabilità per un genitore nei confronti del figlio, viene compromesso. Ovviamente il tutto, oltre al dolore e al rischio di perdere i figli, a care spese dei contribuenti.

Ogni uomo in queste situazioni vive una discesa all’inferno. Ci si ritrova soli, oggetto di denunce ed allontanati dai propri figli sulla base di querele non ancora suffragate da udienza dibattimentale e da sentenza.

Ci si ritrova da un giorno all’altro a lasciare la propria casa, a lasciare i figli, le proprie cose.

Non hai più nulla. Tutte le cose materiali e morali spariscono quando quel giorno ti chiudi per l’ultima volta alle spalle la porta di casa tua.

Ti ritrovi accuse infamanti e diffamanti che nemmeno sapevi esistessero, ed inizia un lungo calvario fatto di porte in faccia, di delusioni e soprattutto di istituzioni e persone che (senza generalizzare, ovviamente) ti considerano un orco. 

Ogni persona è diversa l’una dall’altra ed ogni caso è a sé, è vero: ma le istituzioni non possono agire senza elementi oggettivi. Si deve tutelare i bambini, ovviamente. Ma non è possibile che un padre sia condannato dai servizi sociali prima che da un tribunale. 

Non si può essere convinti che la violenza sia solo sulle donne  e che l’uomo sia sempre la bestia. 

E’ necessaria una forte presa di coscienza. Credo che le istituzioni non si possano nascondere dietro al bene dei minori, facendo in realtà un danno oggettivo ai minori e agli adulti. 

Come si fa a fare il bene dei minori se distruggiamo un padre innocente?»

 

Lettera firmata

Condividi: