Intercettazioni: da Davigo parole liquidatorie e autoassolutorie

Intercettazioni: da Davigo parole liquidatorie e autoassolutorie. La diffamazione non basta

Il caso Guidi è solo l’ultimo episodio di una lunga serie. In Italia l’uso e la diffusione delle intercettazioni telefoniche avvengono nella totale violazione delle regole vigenti. E le direttive di cosiddetta autoregolamentazione che alcune procure, Roma e Torino in testa, hanno adottato ne sono l’implicita ammissione, in tribunale si direbbe una confessione tardiva. Se il vertice di una procura avverte l’esigenza di ribadire a pm e polizia i limiti e i divieti già previsti ex lege, significa che l’abuso è conclamato.

Nelle dichiarazioni del neopresidente dell’Anm Piercamillo Davigo abbiamo sentito parole liquidatorie e autoassolutorie. Qualcuno ritiene davvero di poter risolvere un macroscopico abuso procedurale con una querela per diffamazione? La diffamazione è figlia della violazione delle regole vigenti ad opera di chi dovrebbe farle rispettare. La violazione del segreto istruttorio, per esempio, tira in ballo la responsabilità delle procure. Dobbiamo porci un interrogativo: Quale immagine della magistratura avremmo consegnato ai cittadini se le utenze telefoniche dei capi corrente fossero state intercettate nei giorni precedenti alle elezioni dell’Anm o nel pieno degli accordi per presidenza e incarichi vari? E’ la conferma che le intercettazioni raccontano soltanto pezzi di realtà, a volte pure distorta.

Annalisa Chirico, Presidente di Fino a prova contraria

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