[RECENSIONE] Fino a prova contraria su Il Dubbio

Fino a prova contraria. Tra gogna e impunità” è l’ultimo libro della giornalista del Foglio Annalisa Chirico. Un’analisi impietosa del rapporto fra politica e giustizia.

La conclusione? L’Italia è una repubblica giudiziaria dove i padroni sono i magistrati. Sono ovunque. Gestiscono ministeri, come quello della Giustizia. E sono sempre più potenti: c’è chi ha fondato un partito e chi si è candidato alla guida del Paese. In parlamento, dal 1994 ad oggi, sono triplicati. Almeno varrà il criterio del merito nelle scelte? Non sempre. Le correnti imperversano spartendosi promozioni e nomine. Md, la corrente di sinistra che teorizzava la giustizia di classe, fa politica apertamente. Ha preso posizione in occasione del referendum costituzionale. Molti magistrati non si occupano più di reati ma danno giudizi morali. Il processo non funziona. Per gli italiani avere a che fare con un tribunale è il peggiore degli incubi: 2su3non credono nel sistema giudiziario. Il clamore delle inchieste è spesso un trampolino per carriere politiche. La legge per disciplinare il rapporto toghe-politica è bloccata anche se il Csm era per mettere dei paletti.

Come si è giunti ad una situazione simile? La classe politica «inetta e screditata» ha deciso di abdicare alle toghe. Gli equilibri politici mutano non con il voto ma con le iniziative della magistratura. Il M5S ha una fede assoluta nell’avviso di garanzia. Il populismo giudiziario di Grillo condiziona settori sempre più ampi della società. L’antidoto? Il ritorno al primato della politica.

 

Giovanni M. Jacobazzi, Il Dubbio, 21 novembre 2017  

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