Bufala magistrati produttivi

Il gran ballo dei numeri

Altro che pollo: con le inaugurazioni degli anni giudiziari Trilussa avrebbe impiantato una rosticceria. Una settimana fa una ricerca (su dati europei) della Fondazione Italiadecide e del ministero indicava in 3,14 il tasso di «staff per giudice»: macché 3 cancellieri, qui a momenti manco 1, testimonia invece ieri al ministro Orlando la presidente della Corte d’appello milanese, Marina Tavassi, calcolando nel distretto in «0,72 il rapporto tra magistrati e personale di diretta collaborazione alla giurisdizione».

Non c’è nesso di causa-effetto tra carenze d’organico e risultati degli uffici, valorizza il ministro comparazioni vere: ma vero è pure che il presidente della Cassazione Gianni Canzio mostra come la mancanza di cancellieri stia impedendo di pubblicare 3.151 sentenze già scritte dai giudici, o che a Roma la Procura non può sgravarsi di 30.000 giudizi già pronti perché il Tribunale ingorgato non saprebbe come fare a celebrarli. Il problema è che hanno un po’ tutti ragione. Ce l’ha Orlando quando rivendica di essere il primo ministro da 20 anni a invertire sul serio la rotta pur partendo da 9.000 cancellieri mancanti, ed elenca «1.600 già entrati, altri 220 entro marzo, saranno 3.300 nel giro di un anno, più 350 dalle convenzioni con le Regioni, e poi sono già operanti 4.000 tra stagisti e tirocinanti» (a 400 euro al mese per massimo 40 ore mensili). Ce l’ha però anche il presidente della Corte d’Appello di Bologna, Giuseppe Colonna, «la giustizia si basa molto, troppo sul precariato: 400 euro al mese o 200 euro a sentenza non possono risolvere i problemi».

Ce l’ha la sua collega milanese Tavassi nell’esemplificare in Corte d’appello il saldo effettivo del personale amministrativo fra le 30 uscite nel 2015 e le entrate in concreto solo di 3 operatori dalla Croce Rossa e 2 tirocinanti. E fulminanti sono i due sindacalisti del personale, che al ministro raccontano del «collega proveniente dalla Croce Rossa e terrorizzato perché, pensando di dover al massimo spingere un carrello di carte, si è invece ritrovato messo (lui con la terza media) al delicato ufficio dell’esecuzione penale». Fotografia perfetta del cortese scambio di battute quando il procuratore generale Roberto Alfonso, al ministro che dalla platea gli addita la Gazzetta Ufficiale come riprova di un maggior numero di futuri cancellieri, ribatte «noi leggiamo la Gazzetta Ufficiale, poi però verifichiamo nelle stanze e non li troviamo…». Tutto è double-face. Le prescrizioni: quasi 133.000 l’anno ma a macchia di leopardo, ad esempio con la Corte d’appello di Venezia che produce il 7,5% del totale nazionale e Palermo solo l’1%. Il carcere: 54.653 detenuti sono infinitamente meglio dei 67.000 in 46.000 posti di pochi anni fa, ma, oltre al preoccupante riaumento di 2.500 nel 2016, il sovraffollamento medio del 27% cela picchi (solo per stare al prisma locale della cerimonia dov’è il ministro) del 41% a San Vittore, 61% a Busto e addirittura 87% a Como.

Pure l’Europa è centaura: Orlando si meraviglia del poco risalto al fatto che «per la prima volta l’Italia non compaia più tra i primi 5 Paesi per numero di ricorsi alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo»; ma i viceprocuratori onorari e i giudici di pace (magistrati non togati, senza pensione-ferie-malattia, ai quali sono però demandate larghe fette del contenzioso) si meravigliano che sia passata in cavalleria la condanna dell’Italia da parte del Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa per discriminazione dei giudici onorari. E in fondo con l’Europa, naufraghi nella statistica, ci si può pure consolare un po’ tutti: non si è forse appena verificato il primo caso di azienda risarcita con 50.000 euro dal Tribunale dell’Unione Europea per eccessiva durata del procedimento davanti… al Tribunale dell’Unione Europea?

Luigi Ferrarella, Corriere della Sera, 29 gennaio 2017.

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