John R. Phillips, ambasciatore

Giustizia e impresa. Parla l’ambasciatore Phillips

John R. Phillips, ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia

Giustizia e impresa sono fortemente legate tra loro. Migliorando il funzionamento della giustizia, l’Italia sarà maggiormente in grado di attrarre investimenti diretti esteri. Parte della mia missione, come per qualsiasi ambasciatore, è contribuire a creare opportunità di investimento in Italia per le aziende americane. Incidentalmente è esattamente ciò di cui oggi ha bisogno l’Italia.
Purtroppo le relazioni commerciali e di investimento tra Stati Uniti e Italia sono molto al di sotto del loro potenziale. Infatti il valore degli investimenti diretti in Italia è meno della metà degli investimenti degli Stati uniti in Francia e solo un quarto del valore degli investimenti americani in Germania.

L’Italia resta indietro a Spagna, Belgio, Svezia e Norvegia, anche se è il terzo Paese della zona euro e la seconda più grande economia manifatturiera europea e il quarto Paese esportatore. Perché succede questo? I potenziali investitori americani mi hanno parlato di due questioni chiave: (La prima) la lentezza della giustizia civile, in particolare l’impossibilità di ottenere l’esecuzione di un contratto in un tempo ragionevole, e (la seconda) la paura, in qualche caso ingiustificata, della corruzione. Questi fattori hanno un impatto negativo sia sugli investimenti sia sullo sviluppo. Vi è poi un altro importante aspetto della correlazione tra impresa e giustizia: il sistema fiscale che può anche essere un ostacolo per le imprese che vogliano investire o fare affari in Italia.

L’Economist ha confrontato il tempo necessario nei Paesi europei per portare a termine una causa civile. L’Italia era di gran lunga il più lento, con una media di più di sette anni, contro una media di poco più di due anni. Il fatto evidente è che la lentezza del sistema giudiziario può essere considerato il motivo principale per cui l’economia italiana non è cresciuta a sufficienza. Non posso dirvi quanti amministratori di aziende americane mi hanno detto che questo è il motivo principale della decisione di non investire. In febbraio sono stato a New York in una riunione di imprenditori americani e italiani con Sergio Marchionne. Un relatore dopo l’altro hanno lamentato l’inaffidabilità e il ritmo inaccettabilmente lento della giustizia italiana. Per la Banca mondiale è più difficile far rispettare un contratto in Italia che ad Haiti e in oltre 100 altri Paesi. E un italiano, Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha riconosciuto che una delle azioni più importanti per migliorare l’economia in Italia e creare posti di lavoro è riformare il sistema giudiziario.

Ambasciatore John R. Phillips

John R. Phillips è ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia

L’Italia non è l’unico Paese a sperimentare il problema di una giustizia ingombrante e impantanata: ci sono azioni specifiche adottate in altri Paesi che hanno funzionato e che dovrebbero essere sperimentate anche qui. Mi vengono in mente due esempi negli Stati Uniti, di facile attuazione e che hanno prodotto risultati evidenti. Anni fa, la Corte suprema della California era in ritardo nella formulazione di pareri. Così lo Stato ha approvato una legge che afferma che se i giudici sono in ritardo non vengono pagati. Indovinate? L’arretrato è stato rapidamente smaltito. Un altro esempio è il momento in cui le corti federali hanno cominciato a rendere pubblici i registri dei procedimenti giudiziari.

Questo ha reso di dominio pubblico i giudici efficienti nella gestione dei loro casi e quelli che non lo erano. Non c’è nulla come un po’ di pressione per ottenere risultati. E costa quasi nulla.
Avete le vostre eccellenze anche in Italia. A Torino, dodici anni fa, Mario Barbuto è diventato il presidente del Tribunale civile di Torino. In sei anni è riuscito a ridurre la durata media delle cause da sette a tre anni. Lo ha fatto applicando tecniche manageriali che potrebbero essere applicate con successo in tutta Italia. Il tribunale di Marsala ha seguito il suo esempio e ha raggiunto risultati simili. Il suo lavoro non ha richiesto al parlamento di approvare una nuova legge, né al governo di emanare un decreto. No. Ha richiesto solo ai giudici di cambiare il modo in cui gestiscono i registri dei procedimenti giudiziari. Mi auguro che tutti i tribunali in tutta Italia seguano l’esempio del tribunale di Torino e di Marsala.

Vorrei anche dire qualche parola a proposito di un’altra istituzione che rende difficile attrarre e mantenere gli investitori in Italia: il suo sistema fiscale, innegabilmente tra i più complicati al mondo per le imprese. La più recente indagine della Banca mondiale sulla facilità di pagamento delle tasse per le imprese di medie dimensioni ha classificato l’Italia al punto numero 141 su 189 Paesi, la posizione più bassa tra i Paesi europei e dietro Sudan, Nepal e Siria. Secondo lo studio, un’impresa di medie dimensioni in Italia impiega 269 ore per completare gli adempimenti fiscali: un tempo pari a sei settimane che gli imprenditori perdono ogni anno e che potrebbero utilizzare invece per seguire le loro imprese e aiutarle a crescere.

Allo stesso modo, uno studio dell’Ocse ha osservato che ‘le aziende in Italia sono tenute a mantenere sei libri contabili separati per fini di conformità fiscale’. In marzo, il Sole24Ore ha riportato che solo lo scorso anno ci sono state 997 modifiche alle norme fiscali. Ho anche sentito che il sistema di riscossione delle imposte è opaco. Si ha l’impressione che il sistema tributario persegua penalmente amministratori e consulenti esterni delle imprese americani per reai in cui, a parità di condizioni negli Stati uniti, sarebbero imputati unicamente di sanzioni finanziarie civili. L’abitudine di perseguire penalmente scoraggia anche i più entusiasti potenziali investitori.

Accelerare i processi giudiziari e razionalizzare l’applicazione e la riscossione delle imposte potrebbe essere il volano per la crescita economica in Italia. Queste riforme aumenteranno la fiducia degli investitori e aiuteranno il Paese a massimizzare i suoi punti di forza in campo economico: il talento innovativo, la forza del marchio made in Italy e la propensione alla genialità.
Non sono questioni accademiche, né analisi filosofiche, sono cose reali che possono essere cambiate collegando impresa e giustizia.

(Il discorso, tenuto in occasione dell’edizione 2015 del Salone della Giustizia a Roma, è stato pubblicato sul settimanale Panorama il 30 aprile 2015)

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