Dopo due anni e mezzo di carcere, il calciatore Evans è ora assolto.

Ched Evans è innocente. Dopo due anni e mezzo di carcere e una condanna per stupro in primo grado, una giuria del Tribunale di Cardiff lo assolve perché innocente oltre ogni ragionevole dubbio.

Il calciatore 27enne del Chesterfield Ched Evans è innocente. Dopo due anni e mezzo di carcere e una condanna per stupro in primo grado, una giuria del Tribunale di Cardiff, composta da cinque uomini e sette donne, lo ha assolto perché la sua presunta colpevolezza non è stata prova oltre ogni ragionevole dubbio.

Una ragazza 19enne, dopo una notte bollente in una camera d’albergo a Rhyl, nel nord del Galles, nel maggio 2011, si sveglia e non ricorda che cosa sia accaduto. La sera prima ha alzato il gomito. Gli amici la incoraggiano a recarsi in un commissariato, e gli investigatori scoprono che quella camera è stata prenotata e pagata da Evans. Il quale non nasconde di aver avuto un rapporto sessuale con lei, precisa di essersi “unito” a lei e al compagno di squadra Clayton McDonald, sesso a tre, e che la giovane era certamente consenziente. Nel processo d’appello, che Evans ha ottenuto dopo aver dimostrato l’esistenza di nuovi elementi da approfondire, i giudici indagano il passato sessuale della presunta vittima la cui identità, contrariamente a quanto prevede la legge per i casi di violenza sessuale, è disvelata e finisce pure sui social network. Si scopre così che nei giorni precedenti e successivi all’incontro con Evans la donna ha avuto altri rapporti sessuali, usando parole e comportamenti intimi identici riportati dal calciatore.

È bastato un processo, durato meno di due settimane, per stabilire che l’assenza del consenso non era provata, oltre ogni ragionevole dubbio, e che in un tale stato di cose l’imputato doveva essere assolto. Subito dopo il verdetto, Evans ha pianto e si è stretto alla fidanzata, Massey, che gli è rimasta accanto in questi cinque anni tribolati. Nelle carte processuali è finita anche lei quando su Facebook ha proposto un “reward” di 50mila sterline a un testimone se avesse prodotto nuove evidenze nel processo, mossa disperata di una donna innamorata. Non sono mancate invece le proteste di attiviste e intellettuali femministe che hanno evidenziato un fatto: per la prima volta, il passato sessuale della presunta vittima è stato scandagliato e ha permesso poi di scagionare l’accusato, un precedente pericoloso giacché di norma i comportamenti sessuali passati o abitudinari di una donna non dovrebbero incidere sul giudizio relativo a un singolo caso di violenza. Secondo alcune, questo potrebbe convincere le donne a non denunciare. Quel che è certo è che Evans torna in campo alleggerito da una grossa grana giudiziaria.

Oltre ogni ragionevole dubbio, un principio di civiltà che può scontentare qualcuno ma che ci protegge tutti dall’arbitrio umano.

Annalisa Chirico, Presidente di Fino a prova contraria, 15 ottobre 2016.

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