Giustizia

La gogna mediatica intorno al delitto di Avetrana mi ha indignato

Mi sono appena iscritta al vostro movimento e sto diffondendo la notizia di questa iniziativa attraverso i social  (piovono già diversi “mi piace”). Ritengo opportuno presentarmi spiegando il motivo della mia iscrizione.
Mi chiamo Annamaria Cotrozzi, vivo a Pisa, dove fino a novembre scorso (inizio del mio pensionamento)  ho insegnato latino nel dipartimento di Filologia, Letteratura, linguistica. Il mio interesse per la tematica da voi proposta si è sviluppato soprattutto dal 2010, quando l’aver casualmente seguito il caso di Avetrana mi ha portato a constatare, con crescente disgusto, eclatanti anomalie (ben visibili anche per i non addetti ai lavori) nell’iter giudiziario che ne è seguito e, in parallelo, la mostruosità di un fenomeno mediatico in cui la spasmodica caccia all’audience e il procedere per “copia-incolla” (ormai divenuto abituale modus operandi di tanta parte del giornalismo) hanno trasformato il legittimo esercizio del diritto/dovere di cronaca nel suo esatto contrario, cioè nella costruzione di una fiction con distribuzione fantasiosa dei ruoli (personaggi buoni e cattivi, streghe da mandare al rogo ecc.) ad uso e consumo del pubblico giustizialista e delle tricoteuses bramose di accorrere allo spettacolo delle gogne e dei patiboli.

I sei anni di carcerazione preventiva di Cosima Serrano e Sabrina Misseri, lo strame che è stato fatto della loro presunzione di innocenza, la gogna mediatica che per anni è stata più o meno quotidiana, i conseguenti insulti sul web, l’oscenità, assai poco stigmatizzata, degli applausi e delle urla di gioia  all’arresto di Cosima (quasi un linciaggio materiale), l’alibi di Sabrina ignorato e anzi chiamato “depistaggio”, quindi usato contro di lei, le testimonianze malcerte e tardive, l’anticipazione forzata degli orari, le testimonianze e le dichiarazioni della prima ora ignorate, la scena inverosimile – indimostrata e indimostrabile – dell’inseguimento da parte di Cosima, l’ipotesi artificiosa e bizzarra della “bugia” – altrettanto indimostrata e indimostrabile – di Sarah riguardo all’sms, la definizione insopportabile delle “lacrime di plastica” per il pianto disperato di una ragazza che grida la propria innocenza, lo sciacallaggio… Ecco, ricordati così alla rinfusa, tutti gli elementi di questa storia che più mi fanno indignare.  Spero che questa associazione riesca a far chiarezza su tutto questo, e naturalmente su tutti gli altri casi analoghi, noti e meno noti. Per parte mia, e per quanto posso, sono pronta a collaborare nei modi che eventualmente indicherete. Bisogna pur provare a fare qualcosa in più. Grazie a auguri per l’ardua battaglia che il movimento Fino a prova contraria sta per intraprendere.

Annamaria Cotrozzi, sostenitrice di Fino a prova contraria

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