Cota “Ho sofferto come un cane. Le mutande verdi non sono mai esistite, ma Renzi ci ha scherzato su.”

L’ex presidente della Regione Piemonte è stato assolto perché il fatto non sussiste: rimborsopoli non era rimborsopoli. 

Roberto Cota è stato assolto. Rimborsopoli, quindi, non era rimborsopoli. A difenderlo c’era l’avvocato Domenico Aiello, sostenitore di Fino a prova contraria, battaglia alla quale Cota si sente, da oggi, più vicino che mai.

“Sono lieto di rivolgermi a voi – commenta in una nota inviata a Fino a prova contraria l’ex presidente della regione Piemonte fresco di assoluzione perché il fatto non sussiste – Ho sofferto come un cane. La mia è una delle pagine più buie nella storia della comunicazione legata alla politica. Le mutande verdi non sono mai esistite, erano pantaloncini acquistati in un viaggio a Boston completamente a mie spese. Eppure il presidente Matteo Renzi ha trovato il tempo di scherzarci su, nella sua campagna referendaria, a processo in corso. La verità, amara, è che nel mio caso del principio di presunzione di innocenza, quello che voi riassumete nel nome del vostro movimento, Fino a prova contraria, si è fatto strame, sulla pelle mia e della mia famiglia”.

In ultimo, chiude, “da domani deciderò che cosa fare, ho la politica nel sangue. La battaglia per la giustizia giusta è anche la mia, più che mai. Del resto sono un avvocato penalista, ho sempre avuto la mia indipendenza economica, come professava la Lega delle origini”.

Roberto Cota

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