Annalisa Chirico: «Gli italiani non si fidano delle toghe»

Fino a prova contraria, movimento fondato e presieduto dalla giornalista Annalisa Chirico, ha festeggiato martedì scorso il suo primo compleanno a Roma

“Fino a prova contraria” ha compiuto un anno. Nato per promuovere un’efficace riforma del sistema giudiziario italiano, il movimento fondato e presieduto dalla giornalista Annalisa Chirico ha festeggiato martedì sera il suo primo compleanno con un incontro a Roma aperto agli iscritti e ai simpatizzanti. Ospite d’onore è stato il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini. Nell’occasione è stato presentato un sondaggio, commissionato ad Swg, sul livello di fiducia nel sistema giustizia del Paese. Impietosi i risultati: un italiano su due ha poca o nessuna fiducia nei giudici, due su tre non credono nel sistema giudiziario, il 69% pensa che “settori della magistratura perseguano obiettivi politici”.

Sbaglio o i numeri del sondaggio contrastano con alcune delle frasi più gettonate pronunciate da chi incappa nelle maglie della giustizia: “ho fiducia nella magistratura” e “lasciamo lavorare i giudici”?
Queste frasi sono una grande ipocrisia. I numeri del nostro sondaggio mettono in evidenzia una realtà ben diversa. La stragrande maggioranza delle persone non ha alcuna fiducia nel sistema giudiziario. Appena una persona mette piede in un tribunale si rende subito conto di quanto sia farraginoso ed inefficiente il sistema: lungaggini, tempi dilatati, nessuna certezza.

Venticinque anni fa, ai tempi di “Mani pulite”, i numeri erano ben diversi.
Certo. Poi c’è stato un crollo.

Perché?
Gli italiani hanno capito, e questo emerge bene dal sondaggio, che i magistrati ai quali avevano affidato i destini del Paese erano mossi da obiettivi molto “più terreni” rispetto a quelli di contrastare l’illegalità.

Tipo?
Diversi magistrati, grazie anche alla popolarità delle loro indagini, sono entrati in politica. Di Pietro ed Ingroia hanno addirittura fondato dei partiti. Ma i casi sono tantissimi. E’ pieno di magistrati in Parlamento o nel governo. Michele Emiliano ha la tessera del Pd in tasca, pur essendo ancora un magistrato, ed è candidato alla segreteria del partito. In nessun Paese europeo si potrebbe verificare un fatto del genere.

I partiti in questi anni hanno fatto una corte sfrenata ai magistrati. Ormai non nasce una giunta se non c’è almeno un magistrato come assessore.
Il magistrato è una sorta di “bollino di legalità” da esporre in ogni occasione. Un utile paravento per la classe politica. E’ sufficiente pensare a Cantone ed alla sua Authority: è chiamato in causa per qualsiasi cosa, dall’appalto alle nomine al comune di Roma.

Lo scopo del movimento è quello riformare la giustizia. Come si legge nel vostro sito, “una giustizia equa ed efficiente rende un Paese più giusto e competitivo”. Non va bene la riforma proposta dal ministro Andrea Orlando?
Orlando era partito molto bene, penso ad esempio agli sforzi sulla giustizia civile. Poi, però, per eccesso di tatticismo ha interrotto il suo percorso riformatore.

Cosa non convince?
Innanzitutto la modifica delle norma sulla responsabilità civile dei magistrati. Una riforma “fantasma”. Come dice il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo, questa riforma non cambia nulla, «solo 30 euro l’anno in più per la polizza di tutela legale».

E poi?
La riforma della prescrizione. Già il processo è una pena con dei tempi eterni. L’Italia, ricordiamolo, viene spesso condannata in sede europea proprio per l’eccessiva durata dei dibattimenti. E Orlando cosa fa? Invece di trovare soluzioni per accorciare questi tempi, allunga ancora di più la durata dei processi!

Com’è il rapporto con Legnini?

Con il Vice presidente del Csm abbiamo trovato un’ottima sponda collaborativa. Da parte sua nessuna logica autoreferenziale ma il sincero desiderio di migliorare il sistema.

E con i magistrati?
Ai nostri incontri partecipano sempre molti magistrati con cui ci confrontiamo in maniera positiva. Al nostro compleanno era presente il Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia Giovanni Melillo. I sottosegretari alla Giustizia Gennaro Migliore e Cosimo Ferri. Ma anche alcuni togati del Csm come Claudio Galoppi, Luca Forteleoni e Lorenzo Pontecorvo.

A proposito di Csm, dopo le polemiche della scorsa estate per una intervista a Piergiorgio Morosi riguardante Matteo Renzi e il referendum costituzionale come sono ora i rapporti con il gruppo di Magistratura democratica?
Dopo quanto è successo i rapporti si sono raffreddati. Posso comunque aggiungere una cosa?

Prego.
Noi non siamo contro i magistrati. Nei tribunali ci sono tantissime toghe che fanno onestamente e con professionalità il proprio lavoro. Una “maggioranza silenziosa” che è ben consapevole dei danni che certi colleghi in cerca di visibilità causano all’intera categoria.

Prossimi appuntamenti?
Il 18 maggio a Firenze con un convegno per ricordare, ad un anno dalla morte, le battaglie in materia di giustizia portate avanti da Marco Pannella. E poi continuiamo con la nostra attività di lobby. Abbiamo una newsletter settimanale e tante altre iniziative trasversali. In questo percorso ci ha anche affiancato, in maniera discreta ma decisiva, il precedente ambasciatore degli Stati Uniti John R. Phillips.

Giovanni JAcobazzi, Il Dubbio News, 23 marzo 2017

Condividi: