«Da certe regole effetti nefasti. Così si ingessa il Paese»

L’intervista sul Corriere della Sera al vicepresidente di Confindustria

 

Che cosa pensa del nuovo codice antimafia?

«In generale pensiamo sia una riforma utile – risponde il vicepresidente di Confindustria Giulio Pedrollo – ma non nascondiamo preoccupazioni per alcune parti come quella che estende le misure di prevenzione patrimoniale a reati contro la pubblica amministrazione».

 

Le misure di prevenzione patrimoniale non dovrebbero interessare corrotti e stalker?

«Siamo d’accordo con quei giuristi, Cantone e Cassese per esempio, che ritengono pericoloso allargare a fattispecie “ordinarie”, come quelle che riguardano la pubblica amministrazione, misure straordinarie pensate per mafia e terrorismo».

 

Quale è il problema per gli imprenditori? La corruzione è concorrenza sleale. Combatterla dovrebbe essere interesse prima di tutto degli imprenditori corretti.

«L’imprenditore ha bisogno di un quadro di regole certo nei tempi di applicazione e chiaro nelle interpretazioni. Non è quello che accade nel campo minato nella giustizia dove troppe leggi mal coordinate fra loro – e adesso anche quest’ultima disconosciuta perfino da chi l’ha votata – provocano effetti indesiderati come la fuga dalle responsabilità di chiunque abbia un potere di firma. Con conseguenze nefaste per il mondo della convivenza civile e degli affari».

 

Malaffare e corruzione però restano. Come combatterli?

«Il malaffare si nutre anche della confusione e della poca organizzazione delle leggi e degli uffici giudiziari. Per contrastare la corruzione occorre elevare i livelli di trasparenza in tutto quello che riguarda la cosa pubblica. Minacciare il sequestro dei beni al semplice sospetto di un reato avrà l’unica conseguenza d’ingessare il Paese».

 

Le imprese contrastano abbastanza mafia e corruzione?

«Confindustria fa della lotta all’illegalità un punto fermo. Ma contrastare non vuol dire mettere in discussione i principi fondamentali dello stato di diritto. D’altra parte, che cosa pensare di una normativa, delicata e sensibile come poche, approvata con l’impegno degli stessi legislatori a modificarla il prima possibile perché non convince nemmeno loro?».

 

Rita Querzé, Corriere della Sera, 29 settembre 2017

Condividi: