C’è il congresso dem, il CSM grazia Emiliano

L’udienza per stabilire se ha violato le norme sulle toghe in politica è saltato. Un caso?

Michele Emiliano sembra sempre di più il Visconte Dimezzato di Italo Calvino. Non solo nella politica, ma pure nella magistratura, nel classico cortocircuito di magistrati che diventano politici, una lunga scia che si è sempre più ingrandita dai tempi di Tangentopoli. Il governatore della Puglia, protagonista delle giravolte di questi giorni all’assemblea del Partito Democratico, prima contro il segretario Matteo Renzi poi con lui con tanto di stretta di mano, unito con agli scissionisti Roberto Speranza e Enrico Rossi ma indeciso sull’addio al Nazareno, è da almeno tredici anni diviso dal suo vecchio mestiere e quello attuale. La storia è nota. Va avanti da mesi.
Perché Emiliano è ancora in aspettativa. Non si è mai dimesso. E al Consiglio Superiore della Magistratura il 6 febbraio scorso era prevista l’udienza alla sezione disciplinare dove la procura generale della Cassazione accusa il governatore pugliese di aver violato la norma che vieta appunto alle toghe l’iscrizione ai partiti (decreto legislativo 109 del 2006). Ma l’udienza è saltata, rinviata al prossimo 3 aprile.

Il relatore Lorenzo Pontecorvo ha dovuto prenderne atto rilevando questioni tecniche: Emiliano ha cambiato il difensore. Un modo per prendere tempo in vista delcongresso del Pd o della formazione che nascerà mettendo insieme i suoi transfughi? Malignità, penseranno alcuni. Anche questo non è chiaro. Perché il borsino del presidente pugliese è altalenante nelle ultime ore, con un Rossi che proprio ieri gli chiedeva di “prendersi le sue responsabilità”. Sta di fatto che il dimezzamento, politico e giudiziario, continua. “Sono l’unico magistrato nella storia della Repubblica italiana eletto democraticamente dal popolo come Presidente della Regione, al quale la Procura generale della Cassazione contesta l’iscrizione ad un partito politico nonostante non svolga le funzioni di magistrato da13 anni causa l’espletamento di mandato elettorale”, si è sempre difeso il magistrato/politico, già sindaco di Bari, poi assessore al comune di San Severo, quindi segretario e presidente del Pd pugliese. Emiliano è in aspettativa come tanti altri magistrati scesi in politica.

Ma secondo la procura generale della Cassazione chi indossa la toga, anche se in aspettativa o fuori ruolo, non può iscriversi al partito. Sì ma a quale? A riprenderlo, sul fronte politico, è stato Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, che dalla magistratura si dimise nel 2008. “Deve stare attento a non apparire contradditorio, uno che cambia idea velocemente. Posso auspicare una cosa, è che Michele abbia il coraggio delle scelte”. Annalisa Chirico, del movimento Fino a prova contraria, alza l’asticella: “ A Palazzo dei Marescialli non hanno niente da dire? Il Csm, che dovrebbe vigilare sul rispetto delle regole da parte degli stessi magistrati per garantire l’imparzialità e l’indipendenza dell’intera categoria, con circa 13 anni di ritardo ha avviato nei confronti di Emiliano un procedimento disciplinare che doveva aprirsi il 6 febbraio ma che alla fine è stato rinviato di qualche mese.

Giusto il tempo per una corsa congressuale senza intoppi”. Del resto bastava fare come De Magistris.


Alessandro Da Rold, La Verità, 21 febbraio 2017

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