La Cassazione striglia i pm “Basta processi mediatici”

Giovanni Canzio: serve una legge sulle adozioni per le coppie gay. Il sindacato delle toghe diserta la cerimonia in polemica col governo.

Più controlli sulle indagini delle procure ma soprattutto no ai «processi mediatici». Giovanni Canzio, primo presidente della Cassazione, si serve dell’inaugurazione dell’anno giudiziario per bacchettare taluni pm dalla «spiccata autoreferenzialità».

Davanti al Capo dello Stato Sergio Mattarella e ai massimi vertici delle istituzioni, Canzio osserva che «talvolta sono lo stesso pubblico titolare delle indagini, o l’avvocato difensore a tessere un dialogo con i media e, tramite questi, con l’opinione pubblica: in tal caso, il corto circuito tra il rito mediatico e il processo penale è destinato ad
accentuarsi». Dunque, è necessario cambiare registro. E occorre con urgenza «un intervento riformatore» diretto «a restaurare le linee fisiologiche del giusto processo, ridando respiro, a fronte delle aspettative di giustizia, alla ricostruzione probatoria del fatto e all’accertamento della verità del giudizio, secondo criteri di efficienza, ragionevole durata e rispetto delle garanzie».

Quest’anno la cerimonia, che si è tenuta nell’aula magna del Palazzaccio, è contrassegnata dalla protesta dell’Associazione nazionale magistrati che diserta e si riunisce al sesto piano. Il motivo? Il presidente del sindacato delle toghe, Piercamillo Davigo, attacca il governo Renzi perché «pensa di poter decidere chi deve fare il giudice, ma questo non è possibile: i governi non possono scegliere i giudici. È un vulnus senza precedenti». Nel mirino di Davigo c’è la norma inserita in un decreto che ha consentito ai vertici della Cassazione di rimanere in servizio fino a 72 anni, mandando a riposo gli altri togati al compimento dei 70 anni. Spazio poi nella lunga relazione di Canzio all’utilità della riforma del processo penale e all’abolizione reato di immigrazione clandestina. Su quest’ultimo punto il primo presidente ribadisce «l’inefficacia dell’azione penale». Ma c’è dell’altro. Canzio invoca un intervento del Parlamento sulle adozioni delle coppie omosessuali perché demandare la soluzione ai giudici «non è la via preferibile». Una presa di posizione che scatena l’immediata reazione del Family Day.

Il portavoce Massimo Pandolfini replica con forza: «Quello che ora alcuni chiamano vuoto non è altro che un esplicito e ben motivato divieto alla legge». Su Facebook il leader del Carroccio Matteo Salvini ribadisce «no, no, e ancora no: io sono contrario alle adozioni
gay e all’utero in vendita o in affitto». Mentre Monica Cirinnà, promotrice della legge sulle unioni civili, elogia la «saggezza giuridica» di Canzio. Salvo poi provare a spronare i colleghi di Camera e Senato: «Il Parlamento faccia il suo lavoro di legislatore, tutto, fino in fondo, e non lasci alla via giurisdizionale
il compito di coprire lacune normative».


Giuseppe Alberto Falci, La Stampa, 27 gennaio 2017

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