Caso Zucca, accertamenti sul pm: «Torturatori ai vertici della polizia»

Il pm della caserma Diaz aveva accostato i torturatori di Regeni e i poliziotti accusati per la caserma Diaz a Genova. Ministero della giustizia, Cassazione e Csm avviano accertamenti. Il capo della Polizia Gabrielli: «Arditi parallelismi e infamanti accuse»

Diventa un caso politico e giudiziario la dichiarazione del pm Enrico Zucca, ora sostituto procuratore presso la Corte d’Appello e tra i magistrati del processo Diaz, che martedì sera ha accostato i fatti del G8 di Genova alla vicenda Regeni. «I nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori?», si chiedeva il magistrato durante un dibattito sulla difesa dei diritti internazionali all’Ordine degli avvocati di Genova. Una frase che ha attirato polemiche da più fronti, ma su cui il magistrato non ha fatto dietrofront: «La rimozione del funzionario condannato è un obbligo convenzionale, non una scelta politica, e queste cose le ho dette e scritte anche in passato – ha ribadito Zucca mercoledì in tarda mattinata -. Il governo deve spiegare perché ha tenuto ai vertici operativi dei condannati. Fa parte dell’esecuzione di una sentenza», ha precisato Zucca, invitando a «non stravolgere parole e messaggi»:«I torturatori e chi ha coperto i torturatori sono sfumature diverse». Il messaggio di ieri, ha sottolineato il magistrato, è che «se noi violiamo le convenzioni è difficile farle rispettare ai Paesi non democratici». Una posizione dura, su cui sono stati avviati accertamenti da parte del ministero della Giustizia, della Procura generale della Cassazione e del Csm. Ma il magistrato non fa marcia indietro: «È normale e doveroso», ha commentato Zucca. Per i fatti della Diaz l’Italia è stata condannata anche da Strasburgo, dalla Corte europea dei diritti umani, per tortura.

Le critiche

Il tam-tam delle critiche alle parole di Zucca si è ripetuto per tutta la mattinata. Quella del pm di Genova Enrico Zucca «è stata una dichiarazione impegnativa con qualche parola inappropriata», ha commentato il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, esprimendo «stima e fiducia ai vertici delle forze di polizia». Ha parlato di dichiarazioni «di gravità inaudita» che «non meritano alcun commento» il consigliere del Csm Claudio Galoppi. Si tratta di «arditi parallelismi e infamanti accuse che qualificano soltanto chi li proferisce», secondo il capo della Polizia Franco Gabrielli. «In nome di chi ha dato il sangue, di chi ha dato la vita – ha aggiunto Gabrielli ad un’iniziativa ad Agrigento in ricordo di Beppe Montana, il capo della Catturandi di Palermo ucciso dalla mafia nel 1985 – chiediamo rispetto».Arrivano anche i primi commenti politici alle dichiarazioni di Zucca: «Le surreali dichiarazioni sul caso Regeni del Sostituto Procuratore Enrico Zucca dimostrano purtroppo che l’equilibrio della bilancia della nostra giustizia è falsato da pregiudizi ideologici che nulla hanno a che fare con la realtà», scrive in un comunicato il senatore di Idea Popolo e Libertà Carlo Giovanardi.

I precedenti

Non è la prima volta che le parole del sostituto pg di Genova Enrico Zucca, finiscono al centro dell’attenzione del Csm, nonché del pg di Cassazione e del ministro della Giustizia, titolari dell’azione disciplinare per i magistrati ordinari. Nel giugno 2015, un intervento pubblico di Zucca, riguardante proprio i fatti della Diaz e l’operato della polizia, durante un dibattito a Palazzo Ducale a Genova, fu al centro di aspre polemiche. Anche allora il magistrato aveva duramente criticato l’operato della Polizia con riferimento al G8 di Genova: lo fece parlando di una «totale rimozione» di quelle vicende e del rifiuto per anni da parte della polizia italiana, diversamente da quelle straniere, di «leggere se stessa» per «evitare il ripetersi» di errori. L’allora capo della polizia Alessandro Pansa ritenne lesa l’onorabilità del Corpo. Per questo sollecitò l’avvio di un’azione disciplinare al ministro della Giustizia e trasmise la lettera con le sue doglianze anche al Csm. Un’iniziativa che fece infuriare i consiglieri togati di Area, che chiesero al Csm un intervento di segno contrario: un intervento a tutela del magistrato. Quell’intervento alla fine non ci fu, ma a distanza di oltre un anno da quella diatriba, nel novembre del 2016, il Csm archiviò la lettera di Pansa. Anche a livello disciplinare la vicenda non ha avuto esiti per Zucca: agli atti della Sezione disciplinare del Csm non risulta alcun procedimento a carico del magistrato.

Valentina Santarpia, Corriere della sera, 21 marzo 2018

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