Fino a prova contraria

Il caso Avetrana. Il principio ‘in dubio pro reo’, questo sconosciuto

Il padre ha confessato l’omicidio ma Sabrina Misseri resta dietro le sbarre, ormai al sesto anno di carcerazione preventiva, senza poter conoscere le motivazioni della condanna in appello (ancora non pubblicate). La giovane ragazza potrebbe essere rilasciata il prossimo ottobre per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Intanto le lacune del processo restano numerose e inquietanti.

Seguo questa vicenda da sei anni, dal giorno in cui Michele Misseri confessò. Ho conosciuto tutti i protagonisti, sono stata la prima, per il mio giornale ad intervistare, Michele Misseri uscito dal carcere. Ho seguito il processo udienza per udienza e letto tutte le carte. Non ho mai incontrato Sabrina e su lei non posso che avere un giudizio mediato dagli atti e dai racconti di chi la conosce. Una premessa doverosa per chi sta per spiegarvi perchè ritiene questa sentenza ingiusta. In un salotto tra amici potrei sbilanciarmi e sostenere che Sabrina e Cosima sono innocenti. In maniera pubblica, invece, devo ragionare in maniera diversa e astenermi dalla certezza, se non da quella che in questo processo non si é riusciti ad andare oltre ogni ragionevole dubbio. La stessa Pg Antonella Montanaro nella sua requisitoria ha ammesso che si tratta di un processo indiziario e quindi mi corre un brivido lungo la schiena a pensare anche solo per un attimo che lei e i giudici si siano sbagliati.
Soprattutto dopo che due figure importanti del processo sono state assolte: Cosima Prudenzano e Antonio Colazzo. Suocera e cognato del fioraio su cui si basa tutta la condanna di primo grado e quindi anche di secondo grado. Il fioraio di Avetrana, Buccolieri Giovanni, raccontò alla commessa di avere sognato Cosima e Sabrina che rapivano Sarah trascinandola in auto dopo averla inseguita. La commessa lo ha raccontato alla mamma, una teste chiave dei pM di primo grado, Anna Pisanò, e questa lo ha raccontato a un carabiniere. Buccolieri allora è stato chiamato e gli è stato chiesto conto del sogno. “Il sogno devo raccontare?” “Si”. Ma nel verbale quel sogno diventa realtà e quando lui chiede che sia specificato che di sogno si trattava si becca una imputazione per false dichiarazioni al pM. E nonostante a Buccolieri bastasse cambiare versione e dire che il sogno era realtà per cavarsi di impaccio,non lo ha mai fatto. “Non voglio andare all’ inferno per aver fatto condannare due innocenti”, ha sempre ripetuto. La cosa bizzarra è che si è potuto sottrarre al processo. Quindi in un processo dove il sogno è protagonista il sognatore non c’è. Ma veniamo ai due assolti di ieri, Prudenzano e Colazzo, rispettivamente suocera e cognato del fioraio. Loro nei guai ci sono finiti perché quando gli è stato chiesto se loro sapevano se il sogno era realtá loro hanno risposto senza incertezze “noi abbiamo sempre saputo che era un sogno”. Condannati in primo grado per favoreggiamento. E adesso assolti. Dunque il sogno era tale? E allora dovrebbe, per logica, cadere anche la colpevolezza di Sabrina e Cosima almeno nella parte del rapimento. E anche se i giudici pensano che i due possono essere stati ingannati dal fioraio, come mai allora non si è sentita la necessità di ascoltare il sognatore visto che in ballo ci sono due ergastoli, ossia due sentenze alla morte civile?
Ma sono tante le cose che non tornano in questa storia.
5 persone vengono coinvolte in un delitto senza che nessuno abbia la minima esitazione. Ogni azione descritta per poter essere inserita nel quadro colpevolista viene velocizzata come in un film muto (per citare Coppi).
Nei tabulati telefonici c’è la prova dell’innocenza di Sabrina ma per i giudici lo scambio di sms tra Sabrina e Sarah nei momenti appena precedenti al delitto sono un depistaggio. Quindi Sabrina, che aveva appena ucciso la cuginetta avrebbe provato a farsi un alibi scrivendosi sms dal cellulare di Sarah. Comportamento di un capo mafia non di una ragazza che fino a quel giorno non aveva fatto del male a nessuno.
Il medico legale che visitò Michele Misseri in carcere parlò di unghiature sulle braccia di Misseri come se avesse avuto avuto una colluttazione con Sarah. Poi quando l’uomo ritratta e accusa la figlia quelle unghiature diventano sfregi provocati dal lavoro nei campi.
E poi c’è lui, Michele Misseri, che ha continuato a ripetere di essere lui è solo lui il colpevole. “Non avrei mai difeso Sabrina se fosse stata lei. Le sarei rimasto vicino ma non mi sarei mai preso la colpa “.   Quando Michele Misseri trova il cellulare di Sarah chiama le figlie, che erano a casa, ad Avetrana. E dalla descrizione del telefonino è Sabrina a riconoscerlo, a dire che è di Sarah e a chiamare subito i carabinieri in modo che potessero prenderlo in custodia e analizzarlo. Perché avrebbe dovuto farlo sapendo che sarebbe stato usato contro di lei?
Come si fa a non avere dubbi visto che oltre a confessare Michele ammette la soppressione del cadavere, l’incenerimento degli oggetti della vittima, rivelando i luoghi in cui tutto questo è accaduto?
Come si fa a dare due ergastoli con questi presupposti? Gli errori giudiziari esistono. Per questo esiste la norma garantista della condanna oltre ogni ragionevole dubbio. A tutela non solo di Sabrina. Ma di tutti noi.

Maria Corbi

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