intercettazioni

Trovare i colpevoli senza intercettazioni è possibile. Come nel caso della ‘coppia dell’acido’

Lo sapevate che nell’inchiesta sulla ‘coppia dell’acido’, Martina Levato e Alexander Boettcher, la procura ha utilizzato zero intercettazioni telefoniche? Gli investigatori hanno incastrato i due colpevoli senza intercettare; gli stessi investigatori hanno individuato il terzo soggetto complice, senza intercettare; gli inquirenti hanno collegato tra loro i precedenti casi irrisolti di aggressioni con l’acido avvenute a Milano mettendo insieme i tasselli in un puzzle investigativo di indubbio rispetto. Uno scavo a ritroso. Complimenti alla procura e alla polizia.

E’ la prova che forse si può indagare anche senza ricorrere alle captazioni telefoniche. Non sempre intercettare è necessario, talvolta è persino fuorviante. ll che è certamente inconsueto in Italia, paese di 60 milioni di abitanti, dove si intercettano più del doppio delle utenze telefoniche che in tre paesi – Francia, Germania e Regno Unito – dove abitano in tutto 212 milioni di persone. I dati sono quelli del ministero della Giustizia, i più recenti risalgono al 2012. Italia: 124.713 intercettazioni telefoniche, in Francia 41145, in Germania 23678 e nel Regno Unito appena 3372.

Abbiamo chiesto un parere ad Adolfo Scalfati, sostenitore di Fino a prova contraria e professore ordinario di Procedura penale all’Università Tor Vergata di Roma. Ecco cosa ci ha detto:

In Italia lo strumento investigativo delle intercettazioni è molto (ab)usato, nonostante la disciplina raccomandi cautela; dunque, un costume riconducibile alla prassi giudiziaria, piuttosto che alla legge. Il fenomeno intrusivo è impiegato anche laddove non sarebbe affatto necessario; in un ampio numero di procedimenti, la captazione di colloqui si rivela inutile, considerato che essa interviene “al buio”, cioè, senza elementi preventivi dai quali ipotizzare la sua proficuità. In tali casi, la libertà delle comunicazioni è violata senza alcuna ricompensa in termini di efficacia delle indagini.

D’altro canto, da mezzo marginale – come vorrebbe la disciplina vigente – le captazioni diventano i primi strumenti d’indagine anche laddove si potrebbero agevolmente recuperare dati indiziari tramite interventi investigativi più tradizionali, soprattutto con riferimento a determinati tipologie di reato e di accertamento.
Più recentemente, fenomeni ancora più rischiosi per le libertà individuali si annidano nelle cd. indagini atipiche di matrice informatica: si tratta di attività ad alta tecnologia, che invadono i sistemi di comunicazione elettronica (dispositivi cellulari, ipad, pc) per carpirne l’intero contenuto, sapere con chi si dialoga, individuare abitudini e orientamenti della persona, descrivere il profilo psico-criminologico dell’utente, ecc. Dopo essere stati banditi da una pronuncia della Corte di cassazione un anno fa, oggi, la stessa Corte rimette la questione alle Sezioni Unite.

 

Annalisa Chirico, Presidente di Fino a prova contraria

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