A WOODCOCK’S TALE

Libertà di stampa sì, ma non troppo.

Oggi, su Il Foglio, la storia di Annalisa Chirico, (presidente Fino a prova contraria).

Ecco alcuni estratti:

“La libertà di stampa, si diceva, c’è, ci mancherebbe, qui i giornalisti non li arrestano, piuttosto in Rai si moltiplicano come i pesci e se dopo sette anni decidi di spostare un direttore infuriano le polemiche, i giornali non li chiudono, al contrario ne nascono di nuovi, pur nella penuria di lettori, evviva la libertà, Roma non è Ankara, Gentiloni non è Erdogan, eppure c’è un fatto fastidioso e irritante. La libertà c’è, ci mancherebbe, ma ci sono tante cose di cui non si può parlare. Se sfidi il divieto diventi un bersaglio.”

(…)

 

“Ricapitoliamo: visito una prigione al seguito di un parlamentare, la procura competente apre un fascicolo per falso ideologico accusandomi di aver simulato una collaborazione fittizia e di essere in realtà una giornalista. Poiché non lo sono, né di nome né di fatto, s’ipotizza che avrei in animo di diventarlo, e la prova regina di ciò sarebbe la pubblicazione, a distanza di quattordici mesi, di un libello sulla malagiustizia. Libello nel quale oso criticare un’inchiesta condotta dalla medesima procura. Il pamphlet all’indice finisce in tre fascicoli: Napoli, Roma (giudizio civile) e Lamezia Terme (penale per diffamazione). Bingo.”

 

Annalisa Chirico, presidente Fino a prova contraria, Il Foglio, 5 gennaio 2016 

(Leggi l’articolo integrale su ilfoglio.it)

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