la giustizia italiana è un disastro

La giustizia italiana è un disastro, mette in fuga gli investitori

Fino a prova contraria. La giustizia italiana è un disastro, e mette in fuga gli investitori. Un Gruppo di ex magistrati, professori, manager, giornalisti vuole sollevare un po’ di casino per riformare il sistema. Ieri a pranzo dall’ambasciatore Usa, con Paola Severino, Marcella Panici, Luttwak, Annalisa Chirico. Domani on line.

Annalisa ChiricoOpacità del sistema fiscale, processi civili che durano in media 7 anni, norme penali confuse: tutte cose che terrorizzano investitori e stranieri, che non hanno certezze quando si avvicinano all’Italia. Il movimento ”Fino a prova contraria” farà pressioni per cambiare il sistema. Nonostante i continui sforzi del Guardasigilli Andrea Orlando, nel mondo ci considerano ancora come un Paese non sufficientemente affidabile per gli investimenti a causa della lentezza del processo civile (7 anni, secondo l’Economist). Basti pensare che siamo ottavi (anche dietro Spagna, Belgio, Svezia e Norvegia) nella classifica di chi è più bravo in Europa ad attirare capitali dagli Usa. Per non parlare, poi, dell’opacità del sistema fiscale (siamo in posizione 141 su 169, dati Banca Mondiale) e della evoluzione delle norme sulle tasse (997 modifiche nel 2015).

Anche a causa di questi dati, che per altro conosce molto bene, l’ambasciatore Usa John R.Phillips — l’avvocato scelto da Obama anche per le sue campagne a favore dei diritti civili e dei consumatori — ha incontrato ieri il neonato movimento di pressione — imprese, comunicatori, consulenti governativi del calibro di Edward Luttwak — che si è dato un nome evocativo, «Fino a prova contraria/ Until proven guilty» da domani on line con un suo sito, in occasione di una colazione ristretta a villa Taverna, la residenza romana dell’ambasciatore Phillips.

Agli americani, poi, interessano le garanzie del nostro sistema penale — che spesso non capiscono con i suoi tre gradi di giudizio — e l’efficienza dei tribunali civili tanto che conoscono bene l’efficace metodo di pianificazione inventato a Torino dal giudice Mario Barbuto. Nel consiglio direttivo di «Fino a prova contraria» figurano l’imprenditore Giuseppe Cornetto Bourlot, l’ex magistrato Piero Tony, la giornalista Annalisa Chirico, Luca De Michelis (Marsilio), Patrizio Donnini (Dotmedia) in passato scelto da Renzi per le sue campagne.

fonte: Dragospia, Dino Martirano

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